Dalla memoria allo schermo: il documentario autobiografico

Francesca Leoni riflette su archivi, memoria e racconto autobiografico, al centro di un interessante corso di formazione presso la CNA di Forlì.
LOST PLACES di Daiana Onica

Durante la pandemia, facendo ordine in garage, ho ritrovato una scatola con alcune vecchie cassette registrate negli anni in cui frequentavo il college negli Stati Uniti. All’epoca avevo una videocamera, anche se la usavo meno della macchina fotografica. Erano immagini abbastanza normali, momenti quotidiani, amici, luoghi, pezzi di una vita che non avevo certo ripreso pensando che un giorno sarebbero diventati qualcosa. Per anni quelle cassette sono rimaste lì. Non avevo più la videocamera con cui erano state girate e, trattandosi di un formato americano ormai obsoleto, non sapevo neppure come recuperarle. Alla fine, cercando su Internet, ho trovato un servizio che poteva digitalizzarle. Le ho spedite e qualche settimana dopo sono tornate indietro insieme ai file.

Riguardarle è stata un’emozione difficile da descrivere. Non tanto perché contenessero qualcosa di eccezionale. Anzi. Erano proprio la normalità di quelle immagini e il tempo trascorso a renderle così forti. Alcune situazioni le avevo completamente dimenticate. Riconoscevo persone e luoghi, ma la cosa che mi impressionava di più era rivedere me stessa. Mi guardavo parlare, muovermi, stare con gli altri e continuavo a chiedermi se fossi davvero così. A tratti avevo quasi la sensazione di osservare un’altra persona. Faccio la giornalista, regista e la videoartista e quando mi ritrovo delle immagini tra le mani prima o poi comincio inevitabilmente a pensare a cosa potrei farne.

È successo anche con quelle cassette. Ho iniziato a considerarle non più soltanto come ricordi da conservare, ma come materiale sul quale poter lavorare. Nel frattempo ci sono stati alcuni incontri cinematografici importanti. Uno è stato Frammenti di un percorso amoroso di Chloé Barreau, un documentario molto personale nel quale la regista racconta se stessa scegliendo però di farlo attraverso lo sguardo degli altri. Mi ha colpito molto anche perché Barreau possedeva immagini della propria giovinezza e degli anni dell’università. Poi naturalmente c’è il lavoro di Alina Marazzi e il modo in cui il suo cinema ha utilizzato gli archivi familiari trasformandoli in qualcosa che va molto oltre il ricordo privato.

NOMAD FREEДОМ di Janina Halatova

Credo che per chi fa un lavoro creativo funzioni spesso così. Le cose che incontri, i film che vedi, i libri, le opere degli altri finiscono per contaminarti e a volte aprono una strada che fino a quel momento non avevi considerato. Ho cominciato quindi a guardare diversamente non soltanto quelle vecchie cassette, ma anche tutto il materiale che avevo accumulato negli anni. Fotografie di famiglia, video, oggetti, documenti. E contemporaneamente pensavo a tutto quello che oggi produciamo continuamente con il cellulare. Abbiamo migliaia di fotografie e video nei nostri telefoni. In qualche modo siamo diventati tutti degli archivi. Spesso non riguardiamo nemmeno ciò che registriamo e probabilmente molte di quelle immagini rimarranno dimenticate. Ma penso anche che alcune persone, magari tra dieci o vent’anni, torneranno a cercarle e le utilizzeranno per raccontare qualcosa che oggi ancora non conoscono.

È anche da questa riflessione che è nato “Documentari ibridi e auto-narrazione”, il percorso che ho proposto a CNA Formazione Emilia-Romagna. Con CNA avevamo già lavorato su corsi legati alla videoarte, alla videoperformance, al video sperimentale e alle tecniche dello spettacolo dal vivo. Questa volta volevo provare a spostare il lavoro verso il documentario autobiografico e capire che cosa succede quando il materiale di partenza della narrazione è la propria vita.

QUELLO CHE NON TI HO MAI DETTO! di Elton Gjika

Il progetto è diventato un percorso di alta formazione di 240 ore, con 200 ore di aula e 40 dedicate alla realizzazione del project work. Il programma ha affrontato il documentario autobiografico, il lavoro sugli archivi personali e familiari, la scrittura, le riprese, il montaggio, il suono, la post-produzione e anche le possibilità offerte oggi dall’intelligenza artificiale. È stato costruito insieme a CNA Formazione e con l’importante contributo di Matteo Lolletti, che viene a sua volta da un percorso legato al documentario.

Una delle questioni che mi interessava maggiormente era evitare che l’archivio diventasse semplicemente un modo per illustrare il passato. Una fotografia di famiglia non è interessante solo per quello che mostra. Può diventarlo per quello che non mostra, per ciò che sappiamo oggi delle persone ritratte, per quello che è successo dopo e perfino per quello che abbiamo dimenticato. La memoria, del resto, non è mai un archivio perfettamente ordinato. Ha vuoti, errori, rimozioni. A volte ricordiamo cose che forse non sono accadute esattamente come le ricordiamo. Il documentario autobiografico può lavorare proprio dentro queste zone incerte. Questo ha reso il corso molto più personale di quanto forse immaginassimo all’inizio. Chiedere a qualcuno di aprire il proprio archivio significa inevitabilmente chiedergli di mettere in comune una parte della propria storia.

Durante il percorso ho visto nascere tra gli studenti una sintonia molto forte. Si sono trovati a condividere fotografie, ricordi, storie familiari, migrazioni, relazioni, paure e perdite. Credo che questa condivisione abbia creato qualcosa che è andato oltre la normale dinamica tra persone che frequentano insieme un corso.

CIO' CHE RESTA di Rosa Soledad Manrique Paredes
MONSTRUM di Natascia Montanari

Alla fine sono nati undici lavori, presentati al Laboratorio Aperto di Forlì. Sono film molto diversi e forse è proprio questo uno degli aspetti più riusciti del progetto. Janina Halatova in Nomad Freeдом parte dalle poche tracce di una nonna nata vicino a Vladivostok. Alessandro Ceccarelli con Ciao Blu costruisce un diario intorno al tempo, alla paura della fine e al valore della vita. Alice Gasparotto in Tutte le scuse, i fiori, le poesie ritrova invece una lettera che la riporta a una relazione difficile vissuta anni prima. In Ciò che resta Rosa Soledad Manrique Paredes lavora sulle proprie radici peruviane e sulla necessità di trasmetterle alla figlia.

Elton Gjika, con Quello che non ti ho mai detto!, affronta la distanza che rimane quando l’immigrazione è finita. Matteo Perini in Altaïr parte da alcune fotografie e dagli oggetti rimasti per interrogarsi sull’eredità paterna, mentre Natascia Montanari con Monstrum porta nel film identità, corpo e neurodivergenza. Andrea Grillo in Age Quod Agis (Fai quello che stai facendo) riapre gli scatoloni di un album rap mai pubblicato. Il canto del Jullare di Ramona Ruina attraversa un vissuto doloroso e un percorso di rinascita. Daiana Onica con Lost Places lavora invece sui luoghi che scompaiono e sulla percezione della perdita, mentre Tommaso Verni in Io me e lui stesso sceglie di sedersi davanti alla telecamera e interrogare direttamente il proprio percorso creativo.

ALTAÏR di Matteo Perini
IL CANTO DEL JULLARE di Ramona Runa
IO ME E LUI STESSO di Tommaso Verni

Il livello finale dei lavori è stato molto buono. Quello che mi interessa, però, è soprattutto che ognuno abbia trovato una propria forma e un proprio modo di stare dentro al racconto, senza cercare di assomigliare agli altri. I film saranno presentati anche al Meet the Docs! Film Fest di Forlì, portando così il lavoro fuori dall’aula e davanti a un pubblico. Con CNA Cinema e Matteo Lolletti stiamo già pensando a come dare un seguito a questa esperienza, probabilmente con una veste diversa. Alla fine questo corso mi ha riportato alla domanda da cui ero partita quando avevo ritrovato quelle cassette nel garage. Cosa facciamo delle immagini che abbiamo accumulato durante la nostra vita?

Forse non servono soltanto a ricordare. A volte dobbiamo aspettare molti anni prima di capire perché le abbiamo conservate. E quando finalmente torniamo a guardarle, scopriamo che nel frattempo è cambiato il loro significato. Ma soprattutto siamo cambiati noi.

AGE QUOD AGIS di Andrea Grillo
CIAO BLU di Alessandro Ceccarelli

In copertina: TUTTE LE SCUSE, I FIORI, LE POESIE di Alice Gasparotto

About Author /

Artista, giornalista, regista e curatrice. La sua ricerca attraversa videoarte, performance e culture digitali, indagando identità, memoria e trasformazioni del contemporaneo; è co-fondatrice e direttrice artistica, assieme a Davide Mastrangelo, di Ibrida Festival.

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