“È comparsa in cielo una cometa mirabilis”
“Qui dallo spazio profondo tempo fa è sceso qualcosa”
“In effetti potrebbe essersi trattato di un corpo asteroidale, una specie di piccola repubblica di esseri angelici…”
“Vede che sono come delle vesciche ripiene”
“In una notte di folgori e di piogge fosforescenti sono scomparsi”
“La gente pensava che fosse il fuoco divino che bruciò Sodoma e Gomorra”
“Da secoli solo qui in quest’area si trovano oggetti e fenomeni che non sono terrestri”
“È certo che non hanno riscontro altrove, in nessuna civiltà”
“Sai come in quei film, come alla televisione, quelli coi marziani” …

Uno storico medievista, un’archeologa, un ufologo, un frate del Monastero di Montefalcone, un astronomo e una serie di testimoni, che in un fuori onda finale risulteranno personaggi in crisi con il mondo accademico e il suo sistema, raccontano, ognuno secondo il proprio sguardo e dando una propria visione dei fatti, uno straordinario evento tramandato dalla Chronica di Salimbene De Adam in un passo però lacunoso poi riscritto da tale Frate Palmierino da Bagno: l’apparizione, nel 1264, della cometa più brillante che mai sia stata registrata e che portò ad una serie di eventi eccezionali.

A partire da un fatto storico leggendario, l’apparizione di una cometa dalla strana forma e consistenza, nasce la visione polifonica e surreale di un racconto di fantascienza che ruota attorno alle tracce lasciate dal passaggio di un mondo angelico o alieno che per 75 anni si dice abbia abitato l’area fra il Monastero di Montefalcone e il castello di Bianello, in località Quattro Castella, in provincia di Reggio Emilia. Questi gli elementi dai quali prendono spunto la storia e il disegno fantastico di Incanto. La leggenda, un cortometraggio scritto e sceneggiato da Ermanno Cavazzoni e realizzato da Maurizio Finotto, con la collaborazione degli studenti dell’’Accademia di Belle Arti di Bologna: in particolare gli studenti del Corso di cinema di Finotto stesso, che hanno preso parte alle riprese e anche alla stesura della sceneggiatura, quelli del Corso di scultura della professoressa Ivana Spinelli, che hanno realizzato gli oggetti di scena, e quelli del Corso di fumetto del professor Mario Rivelli (Gabos), che hanno realizzato disegni e illustrazioni per il cortometraggio.

Fotogramma tratto da "Incanto. La leggenda"
Quartiere Le Corti, Correggio (RE)

Incanto, presentato in anteprima nel novembre 2023 all’ultima edizione del Future Film Festival di Bologna, è dichiaratamente un mockumentary, un finto documentario, una storia totalmente inventata, che gioca con la fantasia che chiede ospitalità a un famoso documento storico medievale. Incanto sarà, però, presumibilmente sin dalla fine del 2024, un luogo della fantasia che diventerà realtà. Sarà infatti un vero borgo a cui il racconto di Cavazzoni fornirà la memoria “storica”, e i cui oggetti di scena, reperti archeologici ritrovati nei campi e sugli alberi e abbandonati dagli abitanti cherubini o alieni che li hanno temporaneamente abitati saranno, insieme ai disegni e ai fumetti che la storia testimoniano, raccolti in un museo di quartiere, a testimonianza incontrovertibile della sua veridicità. Un museo che vorrà essere un luogo d’incontro, una sala di comunità, spazio dinamico di creazione di una nuova identità per un’area dismessa da decenni.

Fotogramma tratto da "Incanto. La leggenda"

Grande sorpresa per me, quando ho visto il documentario, scoprire che alla sua origine c’è, oltre alla visionarietà lieve e ironica che contraddistingue Cavazzoni scrittore, un rapporto stretto di collaborazione fra lo scrittore e la Cooperativa Andria di Correggio (RE), che questo film ha fortemente voluto confermando quella linea per un abitare poetico che da moltissimi anni ha sempre segnato la progettazione urbana e architettonica della cooperativa.

Sorpresa grande, dicevo, perché, ormai più di vent’anni fa, mi ero trovata, con grande piacere, a visitare, accompagnata dal presidente della cooperativa di allora, l’architetto Luciano Pantaleoni, alcuni quartieri realizzati dalla Cooperativa Andria e dei quali avevo scritto in occasione di una ricerca sull’abitare in Emilia-Romagna, curata dal Centro studi OIKOS di Bologna e dalla Regione Emilia-Romagna (Forme e tracce dell’abitare in Emilia- Romagna, Editrice Compositori 2003). Incanto in fondo non è che il gioioso aggiornamento di quel tipo di progettualità, a distanza di tanto tempo, a conferma della coerenza e dell’impegno costante e resistente di Andria.

Fotogramma tratto da "Incanto. La leggenda"
Il prato dei mostri che ridono a Coriandoline, Correggio (RE)

Nel libro di Italo Calvino Le città invisibili Andria è la città costruita seguendo l’orbita dei pianeti. I suoi edifici e luoghi della vita in comune ricalcano l’ordine delle costellazioni e la posizione degli astri più luminosi, e 

lì la vita scorre calma come il moto dei corpi celesti e acquista la necessità dei fenomeni non sottoposti all’arbitrio umano”… “Ogni cambiamento implica una catena di altri cambiamenti. In Andria, come tra le stelle, la città e il cielo non restano mai uguali”… “Del carattere dei suoi abitanti meritano di essere ricordate due virtù: la sicurezza in se stessi e la prudenza. Convinti che ogni innovazione nella città influisca sul disegno del cielo, prima di ogni decisione calcolano i rischi e i vantaggi per loro e per l’insieme della città e dei mondi”.

Ispirandosi a queste suggestioni Andria, che da cooperativa edilizia di abitazione esistente dal 1975 si era trasformata costituendosi nel 1990 come cooperativa di abitanti, a Correggio, Modena, Reggio Emilia, Novellara e Carpi disegna e costruisce case e nuovi quartieri seguendo il filo di un abitare secondo letteratura, arte e poesia, rispecchiando il più possibile esigenze e desideri di chi quelle case abiterà. Cercando di dare corpo all’invisibile si era avvalsa in quegli anni, e continua a portare avanti lo stesso spirito con nuove metodologie, di strumenti quali il Laboratorio tipologico sperimentale a cui collaboravano, insieme agli architetti e agli ingegneri, pedagogisti, architetti paesaggisti e specialisti di altri saperi, uno scrittore, Giuseppe Pederiali, un artista e scenografo, Emanuele Luzzati, cui era affidato il compito di costruire una memoria narrativa e fantastica del luogo nella quale gli abitanti potessero sentirsi come parti di un racconto che dal passato prendeva corpo attraverso di loro.

Fotogramma tratto da "Incanto. La leggenda"

Fra gli insediamenti realizzati nel corso degli anni, fino al quartiere Caleidoscopio del 2023, il quartiere Le Corti con, nel giardino comune, gli “antenati” fiabeschi degli abitanti: statue in cemento colorato di fantastici personaggi, realizzate da Giulio Taparelli e Agide Lugli (che trovarono nel racconto di Pederiali, L’incantesimo delle corti, le trame di una memoria collettiva nella quale gioiosamente riconoscersi) e la rigenerazione urbana dell’isolato Politeama-Teatro di vita quotidiana, immortalato nei primi anni novanta per Andria da evocative fotografie di Luigi Ghirri.

Mi sembra che uno dei pregi, fra i tanti, di insediamenti come questi, fra i quali adesso sarà annoverato Incanto, sia anche la carica ironica con la quale si risponde alla mancanza di identità dell’abitare contemporaneo, agli anonimi “decori urbani” negli edifici, bassorilievi, fontane e sculture che, quando ci sono, vengono cancellati dal flusso di indifferenza e di percezione distratta degli abitanti o dalle edere che lentamente le ricoprono consegnandole alla natura che se ne appropria.

Fra le realizzazioni più interessanti e all’avanguardia di Andria, soprattutto per gli anni in cui esso fu pensato, è il quartiere Case Gio.Co, “abitazioni evolutive”, una serie di villette a schiera dai colori pastello che sfumano dal lilla al verde acqua. Sono loft dagli interni particolarmente curati nei dettagli funzionali e nel design, “in divenire” perché possono cambiare e ampliarsi o restringersi a seconda delle esigenze di chi le vive, cioè delle giovani coppie cui sono destinate. E, da ricordare, c’è anche il complesso Cas’o-mai, abitazioni in affitto per lavoratori extracomunitari e famiglie in difficoltà, e l’insediamento di villette a schiera Campo Lamizzo, regno fantastico dell’immaginario, armonioso e giusto Re Lamizzone e delle sue gesta.

Fotogramma tratto da "Incanto. La leggenda"
Bambini a Coriandoline, Correggio (RE)

Infine vi è il progetto, sempre dei primi anni 2000, di Coriandoline, un insediamento abitativo che partiva dai disegni e dalle storie dei bambini con Luzzati.

Proprio il Manifesto delle esigenze abitative dei bambini, frutto di un lavoro di ricerca e di laboratori didattici e di comunità pluriennali, vinse nel 2001 il premio Guggenheim per l’impresa e la cultura, come progetto più innovativo: trasparente, perché si possa guardare sempre il cielo e addormentarsi con le stelle; dura fuori (per difendersi dai ladri) ma morbida dentro, calda e protettiva, e bambina, grande, tranquilla, intima, decorata, giocosa, ma, soprattutto, magica, cioè capace di stupire sempre, di trasformarsi e di cambiare da un giorno all’altro, così i bambini fantasticavano la propria casa ideale.

Tutti luoghi memorabili e incantati per le comunità che li abitano, in un equilibrio fra ordine e caos e con continui punti di fuga per l’immaginazione.

Citai nel mio saggio di allora, e lo confermo più che mai anche adesso, Wim Wenders, che nel 1991, rivolgendosi ad architetti e urbanisti in occasione di un convegno americano sul futuro delle città, concludeva il suo intervento sollecitando gli esperti costruttori di città a 

non dimenticare mai che la città, oltre che luogo di vita, per dei bambini è un contenitore laboratorio che forgerà il loro mondo di immagini e desideri: Voi non dovete costruire solo edifici, bensì creare spazi liberi per conservare il vuoto, affinché la sovrabbondanza non ci accechi, e il vuoto giovi al nostro ristoro” 
(The act of seeing, Ubulibri 1993). 

Altra idea fondamentale di Wenders, in tutti i suoi lavori cinematografici di allora ma direi valida sino ad oggi e fino al suo ultimo Perfect days , l’affidarsi agli sguardi dei bambini, o dei semplici e degli outsider, per aprirsi a nuovi sguardi e non dimenticare la propria umanità e non perdere il contatto con la vita.

Così queste fiabe-case, stravaganti ed estremamente attente ad un’idea armonica dell’abitare la città, al frutto delle proiezioni dei bambini, vanno incontro alle esigenze degli adulti, che spesso non si prendono il tempo di ricordare.

Fotogrammi tratti da "Incanto. La leggenda"

In copertina: Dettaglio di case a Coriandoline (Correggio).