Molto più di uno spettacolo, Sassolino è un’opera che trascende media e confini geografici. Nato in Lituania come albo illustrato dell’autore Marius Marcinkevičius e con le illustrazioni di Inga Dagilė, è stato adattato dal Teatro Baraccano e Testoni Ragazzi di Bologna.

Attraverso una sapiente combinazione di musica e teatro, Sassolino affronta con delicatezza e sensibilità la storia, ancora poco nota in Italia, dell’efferato massacro di migliaia di ebrei lituani, polacchi e russi nel bosco di Paneriai, in Lituania, durante la Seconda Guerra Mondiale.

Daniela Micioni interpreta Rivka in "Sassolino"

I protagonisti di Sassolino sono due bambini ebrei, Eitan e Rivka, che con l’occupazione nazista vengono rinchiusi con le loro famiglie nel ghetto di Vilnius, capitale della Lituania. Conducono una vita relativamente normale, e la loro immaginazione sopperisce alla mancanza di libertà. Quando dal sud del paese arrivano corvi minacciosi, neri come i lucidi stivali dei soldati invasori, i due bambini vengono separati. Eitan e la sua famiglia vengono portati fuori da quel cancello da cui nessuno fa più ritorno, mentre Rivka sopravvive. Ormai anziana, durante una passeggiata nel bosco di Paneriai, sente in un sassolino trovato per terra il battito del cuore dell’amico che aveva perso.

Pur richiamando l’immagine di qualcosa di piccolo come un sassolino, lo spettacolo si rivela un’opera di grande valore che trascende le semplici etichette, riuscendo a trasmettere l’importanza di valori come la memoria, l’amore e la speranza.

Andato in scena per il secondo anno consecutivo in occasione del Giorno della Memoria, ha attirato persone di tutte le età. Nella Belfiore, presidente e direttrice organizzativa del Teatro Baraccano, conferma con entusiasmo il successo dello spettacolo: “Non ci aspettavamo una risposta così positiva da parte del pubblico, soprattutto delle scuole. L’anno scorso è stato sold out, e anche quest’anno i biglietti sono terminati in poche ore, abbiamo già prenotazioni per il 2025”. Inoltre Sassolino, oltre ad essere diventato un appuntamento fisso della stagione teatrale bolognese, ha avuto richieste anche dalla Romagna, Puglia e Lombardia, e si sta lavorando per portarlo in scena nel suo luogo d’origine, la Lituania.

Lorenzo Monti e Daniela Micioni, Eitan e Rivka in "Sassolino"
Dalla Mostra "Sassolino" a Palazzo d'Accursio, spazio Manica Lunga, Bologna
Pannello con illustrazioni di Inga Dagile, Mostra "Sassolino", Palazzo d'Accursio, spazio Manica Lunga, Bologna
Mostra "Sassolino" al Teatro Baraccano, Bologna

La scenografia riprende le toccanti illustrazioni dell’albo da cui è tratto, che sono state realizzate da Inga Dagilė, designer e illustratrice lituana che ha ottenuto vari premi e riconoscimenti. Le abbiamo fatto qualche domanda.

Giambattista Giocoli, Lorenzo Monti e l'Orchestra del Baraccano in "Sassolino"
Daniela Micioni e Lorenzo Monti in "Sassolino"

Inga, come è scattata la scintilla creativa che ti ha permesso di lavorare su questo libro? Trovi che sia un argomento difficile per i bambini?

Non è un argomento difficile solo per i bambini, ma anche per gli adulti.

Per me lo è stato, e per la prima volta nella mia carriera di illustratrice, non sono riuscita a disegnare nulla per quasi un anno, perché tutto ciò che pensavo sembrava privo di senso, non abbastanza buono, e sapevo che le illustrazioni dovevano essere così profonde, così collegate al testo e agli eventi reali, che non potevano essere semplici disegni.

"Arrivarono gli uomini in divisa nera, erano uguali agli uccelli"
"In teatro c'erano tutti. Iniziai a suonare. La musica prese forma e cominciò a espandersi"

Quindi da dove sei partita?

Non conoscevo questi eventi, né la mia famiglia ne era rimasta coinvolta. Sapevo dell’Olocausto solo dai libri di scuola e da alcuni film, così ho iniziato a leggere e a documentarmi. Ho cercato su Pinterest foto delle città di quel tempo, e dei ghetti in Europa. Raccoglievo immagini di persone reali di quel periodo, e da lì è partita la scintilla creativa. Perché a volte un’immagine comunica molto di più di qualsiasi altro mezzo.

Ho trovato le foto di una bambina, Kewa Zylberszac, anche lei vittima dei nazisti, e ho avuto l’idea di disegnare i personaggi del libro usando foto di persone reali che hanno vissuto questi eventi, e lei è stata il prototipo di Rivka. Questa idea mi è sembrata ricca di significato e di rispetto per coloro che hanno vissuto questa tragedia e non sono sopravvissuti. Se trovavo il nome di una persona, cercavo se fosse ancora viva, ed è stato un grande viaggio anche per me durante il processo di illustrazione. Quasi tutti i personaggi del libro sono stati illustrati da una foto di una persona realmente esistita anche se, naturalmente, ho dovuto modificarne alcuni tratti.

E che riscontro hai quando incontri il tuo pubblico, sia bambini che adulti, che hanno letto il libro e visto i tuoi disegni?

Quando ho un incontro con bambini o adulti, mostro loro l’intera storia del libro, dall’inizio alla fine, e questa di solito viene raccontata da attori, quindi la puoi sentire, ed è un momento molto intimo e profondo. Capita spesso che gli adulti piangano alla fine, perché sanno cosa è successo, immaginano, ricordano, sentono il dolore. I bambini invece non sono così tristi, ma hanno molte domande: “perché è morto?”, “perché lei è sopravvissuta?”, “come è sopravvissuta?”, domande del genere, che penso sia un ottimo punto di partenza per iniziare a parlare e a spiegare.

Come hai interpretato la storia, dato che era ambientata nel tuo paese? È stato impegnativo emotivamente?

Per me è stato più facile sapere che questi eventi fossero avvenuti nel mio paese, tra le strade che percorro di solito, come il ghetto di Vilnius, che è nella parte della città vecchia, ma prima non ero così toccata come lo sono ora quando ci passo. Dopo aver illustrato questo libro, e durante la mia ricerca delle foto, ho capito quanto fosse grande questa tragedia, quante città hanno avuto questa storia molto triste, e quanto sia alto il numero delle vittime. È impossibile concepire come alcuni possano decidere di uccidere un così grande numero di persone, sembra incredibile, ma è successo.

Lo spettacolo vede in scena due narratori che, oltre a raccontare la storia, interpretano i due protagonisti Rivka e Eitan. Con loro un quintetto musicale, diretto dal direttore artistico e dell’Orchestra del Baraccano Giambattista Giocoli, che dona pathos e profondità e a livello drammaturgico diventa il terzo narratore, legando in maniera impeccabile parole e immagini.  Abbiamo voluto dialogare anche con lui.

Giambattista, come è nata l’idea dello spettacolo?

È stata una delle poche cose positive della pandemia! Quelli che hanno chiuso prima e hanno riaperto dopo sono stati proprio i teatri, quindi noi avevamo molto tempo libero, e succedeva che tra artisti ci si sentisse più spesso, si parlava del più e del meno, io consigliavo dei nuovi ascolti, gli attori mi consigliavano delle letture, e così via. A un certo punto Tatiana Pepe, una mia cara amica della casa editrice Caissa Italia, mi dice: “Abbiamo fatto uscire in Italia questo libro, te lo voglio regalare perché è una storia molto particolare, è sulla Shoah ma raccontata dagli occhi di due bambini”. Quindi ho preso questo libro, l’ho letto, e mi sono accorto innanzitutto che è bellissimo, e che le immagini sono molto espressive. Ho notato il suo potenziale, così ho contattato la casa editrice e ho chiesto se potessimo avere il permesso di adattarlo per uno spettacolo. Loro hanno contattato gli autori lituani, i quali non solo sono stati contenti di concedercelo, ma sono addirittura venuti l’anno scorso al debutto, e gli è piaciuto molto.

Copertina di "Sassolino", di Marius Marcinkevičius e Inga Dagile, CAISSA EDITORE

Quali sono state le sfide nell’adattare un albo illustrato in musica?

La prima sfida è stata quella di non scegliere delle musiche banali, e con questo intendo una strada già percorsa. Di solito negli spettacoli sulla Shoah, sulla cultura ebraica in generale, le musiche sono sempre le musiche klezmer, le musiche yiddish, cioè le musiche che erano di fatto le danze che gli ebrei suonavano molto di più in passato nelle varie situazioni di vita quotidiana.

Quindi la scelta cadeva sempre sulle musiche suonate dagli ebrei, invece la mia è stata di proporre delle musiche composte dagli ebrei.

Questo perché nella storia io volevo che la musica raccontasse quello che racconta il libro però attraverso i suoni, cioè su un altro piano narrativo. La musica è amplificazione visiva, evocazione, e rende ancora più forte ogni messaggio. Nell’evocare io non posso usare una musica di vita quotidiana, perché se uso una danza che si suonava a un funerale ti sto già raccontando un funerale, se uso una musica che si usava nelle feste di matrimonio ti sto raccontando un matrimonio.

Io invece ho voluto prendere delle musiche che evocassero dei sentimenti più che delle azioni, e quindi la scelta è caduta su due compositori, l’austriaco Arnold Schönberg e il francese Darius Milhaud, tutti e due di origine ebraica, molto diversi nello stile. Le musiche di Arnold Schönberg sono molto dure, come delle pietre, o dei sassolini, sono molto drammatiche, tragiche, e quindi le ho usate nei momenti più forti. Dall’altro lato quando si racconta un momento di amicizia, di spensieratezza, o nel messaggio finale di amore e di speranza, ho usato di più Darius Milhaud, le cui musiche si avvicinano molto al cabaret e al jazz che nasceva in quegli anni.

Il pubblico come recepisce lo spettacolo? C’è una differenza tra spettatori bambini e adulti?

Facciamo un esempio: all’inizio c’è il gioco dell’aquilone che sembra non raccontare altro, ma simbolicamente rappresenta la spensieratezza prima della Shoah. Però un bambino lo vede per quello che è, perché magari il giorno prima ci ha giocato anche lui, e avverte il profumo di quella spensieratezza. Mentre l’adulto, che ha una sensibilità diversa, capisce immediatamente la metafora.

Poi con i bambini bisogna avere un ritmo diverso, negli spettacoli per le scuole dilatiamo alcuni momenti a discapito di altri. Con gli è più facile, i tempi sono più dilatati.

Quando le scuole vengono a vedervi, cosa vi chiedono i bambini al termine dello spettacolo?

Le domande dei bambini sono molto diverse e tutte interessanti, però sono spesso spiazzanti, chiedono il perché di un tipo musica in quel momento e subito dopo fanno una riflessione sul significato del sassolino a cui nessun adulto avrebbe mai pensato. Loro danno un’interpretazione che non è quella che si legge nei libri, ma che è coerente con la loro immaginazione e la loro esperienza.

Ma le parole che mi rimangono sono quelle che non dicono, su cui rimuginano da soli a casa e poi magari le mettono per iscritto. Capita spesso infatti che ci arrivino dei messaggi scritti nei giorni successivi, e questo dimostra quanto lo spettacolo entri nel cuore di tutti.

Approfondimenti:

Sassolino è uno spettacolo prodotto dal Teatro del Baraccano e Teatro Testoni con il contributo di Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna e Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, andato in scena dal 22 al 27 gennaio 2024. 

Adattamento dell’omonimo albo illustrato edito dalla casa editrice bolognese Caissa Italia e tradotto da Elena Montemaggi, che ha ricevuto l’attestazione di migliore libro 2020 secondo IBBY Lituania, nominato alla Bologna Children’s Book Fair, al Nami 2021 e incluso nella Honour List IBBY 2022.

Le illustrazioni di Inga Dagilė sono state esposte alla mostra Sassolino prodotta dal Teatro del Baraccano e Perséphone ETS, con l’ideazione e la cura di Vincenza Maugeri, allestita a Palazzo D’Accursio nello spazio Manica Lunga, dal 22 gennaio al 4 febbraio 2024.

Le immagini sono tratte da “Quasi nessuno ha riso ad alta voce” di Pastoraccia, Canicola 2022