Il docufilm Il Parco dei Gessi: echi e volti è il risultato di uno straordinario progetto educativo che vede protagonisti un parco e alcuni studenti… Da un lato la natura e la storia del Parco dei Gessi e Calanchi dell’Abbadessa del Comune di San Lazzaro di Savena, in provincia di Bologna, a dall’altro alcuni alunni della scuola secondaria di primo grado “Carlo Jussi”, sempre a San Lazzaro.

Scena con il Gruppo A del Parco dei Gessi

Il percorso educativo è stato realizzato in collaborazione con l’Associazione Documentaristi Emilia Romagna, nell’ambito del Progetto CinemaScuola LAB, Bando Scuole 2022, “Il linguaggio cinematografico e audiovisivo come oggetto e strumento di educazione e formazione” con il sostegno del Ministero della Cultura e del Ministero dell’Istruzione.Il progetto ha proposto agli studenti un percorso di approfondimento su tematiche ambientali attraverso l’utilizzo del linguaggio audiovisivo, per sensibilizzarli verso stili di vita sostenibili.

Il film racconta il Parco dei Gessi dal punto di vista naturalistico e storico, concentrandosi in particolare sul periodo della seconda guerra mondiale, fino ad arrivare alle proposte delle future  politiche per le trasformazioni del parco, elaborate dal Consiglio Comunale dei Ragazzi del comune di San Lazzaro.

La sceneggiatura nasce dal laboratorio di scrittura frequentato da un gruppo di alunni e diretto da Federica Iacobelli. Le fonti sono state raccolte nei laboratori di Francesco Merini, Giulio Giunti e Paolo Maoret, il laboratorio di regia è stato condotto da Enza Negroni e il laboratorio di teatro da  ITC Teatro dell’Argine.

Scuola Iussi di San Lazzaro

Questa la storia: un gruppo di cinque ragazzi – tre ragazze e due ragazzi tra gli undici e i tredici anni – è in partenza, zaini in spalla e teste calde, per un’esplorazione. Hanno già fatto ricerche sul Parco dei Gessi e dei Calanchi per lavorare a un documentario dedicato, ma ora questo luogo vogliono vederlo, esplorarlo, camminarci dentro, cosa che nessuno dei cinque sembra avere mai fatto fino a adesso.

Per la missione si sono dati ciascuno un nome d’arte, ispirato a luoghi e torrenti del Parco: Idice, Zena, Passo, Savena e Quaderna. Hanno dimenticato a casa la mappa, provano a disegnarne da sé una per ciascuno… vengono fuori poco più che scarabocchi, ma poco importa: sono pronti a imboccare il primo sentiero. E in questa esplorazione decidono d’istinto di interpellare il Parco in persona, scrivendogli delle lettere sul retro delle mappe-scarabocchi per chiedergli e parlargli del suo presente, del suo passato e del suo futuro. Intanto i ragazzi ripercorrono le testimonianze e i materiali di repertorio che hanno accumulato nella loro ricerca.

E se dalle parole delle loro lettere vengono domande, dubbi, notizie e curiosità, dalle testimonianze che loro stessi hanno raccolto vengono aneddoti, dati, misure, racconti del passato e propositi per il futuro. Solo una tra i cinque non riesce a scrivere la sua lettera: è Zena. E proprio Zena, un bel momento, si perde volutamente per scrivere la sua lettera al Parco. Sarà una storia in cui il Parco si trova a essere insieme galeotto e genitore: una storia d’amore bellissima che accompagna i ragazzi verso l’uscita, e che chiude il racconto del loro piccolo film sul Parco dei Gessi e dei Calanchi, chiudendo anche il cerchio della mappa da disegnare.

Gruppo B al Parco dei Gessi
Set al Parco dei Gessi

Ecco alcune voci dei ragazzi che hanno partecipato:

Tu hai partecipato ai laboratori di sceneggiatura e a quelli di regia. Come è stata la tua esperienza dietro la macchina da presa; come ti sei sentita nel fare parte di una troupe, nel girare le scene sul set, in poche parole, in questo viaggio tra i segreti del cinema?

Greta:  “Il laboratorio di sceneggiatura e regia mi è piaciuto molto soprattutto quando abbiamo scritto con Federica la sceneggiatura, così come quando l’abbiamo messo in atto con i ragazzi del laboratorio di teatro e set cinematografico. E’ stato interessantissimo interagire con il microfonista, la regista, l’operatore; abbiamo imparato come si riprende, come si dice ‘motore’, ma anche le cose più tecniche che non sapevo, ad esempio il nome delle inquadrature”.

Set e ciak di Parco dei Gessi: echi e volti
Buca delle candele, scena del documentario

Cosa di quanto appreso durante il/i laboratorio/i pensi possa essere utile alla tua quotidianità e in un prossimo futuro?

Giada: “Per me è stata comunque un’esperienza nuova che mi è molto piaciuta, divertente e interessante, non ci sono stati momenti noiosi ed è stato abbastanza interattivo. Abbiamo creato uno spot pubblicitario per il progetto insieme al tutor Francesco Merini e abbiamo scritto insieme all’esperto il copione, e lo abbiamo aiutato a programmare e a decidere dove girare le scene e cosa inserire nel video. Abbiamo avuto modo di conoscere compagni nuovi. L’esperienza mi è servita molto quest’anno perché ho lasciato la scuola media e mi sono ritrovata in un ambiente nuovo, con tanti compagni nuovi: non ho avuto difficoltà a fare amicizia”.

Nel filmato ti si vede spesso mentre lavori dietro la macchina da presa. Non l’hai mai lasciata. Come è stato questo rapporto con la macchina da presa? Avevi già questa passione oppure è nata durante questa esperienza? Pensi ti sarà utile quello che hai imparato nel tuo futuro?

Enea: “Grazie a questo laboratorio abbiamo messo in atto cose che fino ad ora erano rimaste solo scritte, e abbiamo imparato molte cose: Ad esempio prima non sapevo minimamente come si utilizzasse una Reflex, ora invece aiuto Salvatore con la fotocamera; io voglio fare il giornalista quindi magari se mi troverò a fare un reportage monterò tutto da solo”.

Set e ciak di Parco dei Gessi: echi e volti

Come valuti questa esperienza dal punto di vista della socialità…. È stato facile inserirsi nel gruppo? Quali sfide hai dovuto affrontare?

Samuele: “… Se prima conoscevi solo i tuoi compagni di classe adesso hai una visione più ampia sui ragazzi che frequentano questa scuola e hai più persone a cui riferirti. Mi sono trovato abbastanza bene con il gruppo con cui ho lavorato, nonostante non conoscessi nessuno. Siamo andati d’accordo e abbiamo lavorato bene insieme, siamo diventati un gruppo da subito abbastanza unito e sono nate anche delle amicizie, che poi sono continuate al di là del laboratorio… ora ogni volta che ci dividono nelle classi oppure nei corridoi ci salutiamo e quindi questa è una bella cosa”.

Registrazioni voice over delle lettere

Hai vissuto l’esperienza da protagonista, quali emozioni hai provato al suono del fatidico “Ciak si gira”?  A distanza di un anno quanto ti è servita questa esperienza e cosa ti senti di suggerire ai nuovi arrivati nella scuola?

Andrea: “È stata una bella esperienza, piacevole e divertente… e mi ha offerto l’opportunità di conoscere le idee degli altri… lavorare in gruppo con altre persone è bello perché è molto piacevole sapere anche le idee degli altri, cosa pensano e… magari… mettersi d’accordo. Consiglio a tutti di fare questa esperienza, se ne capiterà l’occasione”.

Perché ti sei iscritta e quali emozioni hai provato circondato non solo da compagni ma anche da persone esperte come la regista, i tecnici del suono, i tecnici delle riprese, il microfonista?

Emily: “Mi sono iscritta perché non avevo nulla da fare, ma poi mi ha coinvolto e mi è piaciuto tanto, è stato divertente e il clima inclusivo”

Il Parco dei Gessi

La voce dei docenti:

“All’interno dei gruppi si è instaurata una buona collaborazione, grazie anche ad una buona organizzazione ed alla suddivisione in ruoli. Il lavoro di gruppo non solo ha contribuito all’apprendimento pratico, ma ha anche favorito l’integrazione sociale e la formazione di legami positivi tra gli studenti. Le attività di gruppo hanno stimolato l’acquisizione di competenze sociali, emotive, di cittadinanza, e ha senz’altro aiutato i ragazzi a sviluppare uno spirito di cooperazione e di collaborazione, a gestire l’emozione, la propria, quella altrui, l’empatia, anche l’intelligenza collettiva, cioè riuscire comunque a star dentro al gruppo, rispettare i ruoli, agendo sulla motivazione. Va sottolineato inoltre come il linguaggio audiovisivo sia una strategia vincente per sollecitare l’attenzione degli studenti, in quanto in linea con la modalità comunicativa e fruitiva delle giovani generazioni. Il percorso è riuscito a sviluppare rispetto verso l’ambiente e le scelte sostenibili oltre a rendere il parco veramente fruibile; molti studenti e studentesse hanno molto apprezzato la possibilità di conoscere meglio il proprio territorio e successivamente ci sono tornati con la famiglia”.