Cosa significa oggi affacciarsi al mondo della produzione audiovisiva con una start-up? Lo abbiamo chiesto a due giovani imprenditori, Alessandro Pirotti e Lorenzo Castiello, fondatori di AirPixel.

Sessione di livestreaming nella sede di Bergamo del Club Alpino Italiano

Una società di produzione giovane, nata nel 2018 da due under 30. Cosa vi ha spinto ad entrare nel mondo della produzione audiovisiva?

I motori principali che ci hanno spinto fin qui sono stati la passione per il videomaking e per la tecnologia, accanto ad una solida amicizia. Ci siamo incontrati al liceo e abbiamo iniziato quasi per gioco a scrivere una sceneggiatura e a fare una regia, da lì in poi il nostro sodalizio creativo è continuato, anche durante l’università. Abbiamo aperto due partite IVA individuali, come videomaker freelance, con il nome di Parrot Films: l’idea era quella di avere un brand-name con cui identificare le nostre produzioni, senza le complessità burocratiche e amministrative di un’impresa. Verso la fine del 2017 si è concretizzata la necessità di strutturarsi e di aprire una vera e propria S.r.l.. Così, nel maggio del 2018, è nata AirPixel.

Registrazione di un corso e-learning nello studio di posa AirPixel
Evento di Cineca a Palazzo Magnani, per la presentazione del supercalcolatore Leonardo del Tecnopolo di Bologna - video promo di AirPixel

Qual è l’idea commerciale alla base di AirPixel?

Fin dalla nascita della società abbiamo adottato una linea commerciale in continuo mutamento.

Inizialmente la mission aziendale era incentrata sull’uso dei droni “a tutto tondo”, spaziando dalla cinematografia fino a tutti i servizi tecnici realizzabili con questi mezzi, all’epoca in crescita esponenziale: puntavamo molto sul nostro know-how, acquisito in cinque anni di ricerche e sperimentazioni sui droni.

Successivamente abbiamo aggiustato il tiro e, oltre alla realizzazione di spot commerciali ed istituzionali, abbiamo iniziato a realizzare progetti multimediali ad alto contenuto tecnologico, come i video VR (virtual reality) e 3D accanto a servizi di livestreaming. Abbiamo allestito nella nostra sede uno studio di posa provvisto anche di green screen (sia per video di prodotti sia per clip con attori e videocorsi) e una cabina di speakeraggio (doppiaggi, speakeraggi e podcast).

Dopo il lockdown e la pandemia abbiamo deciso di intraprendere una nuova strada, quella della produzione documentaristica, alla ricerca di una nuova sfaccettatura del nostro business.

Insomma, una strategia commerciale all’insegna della diversificazione dei servizi offerti, spinta e motivata anche dall’alto rischio a cui è esposto il settore dell’audiovisivo.

Fotogramma dal documentario "Mountain Lockdown"
Fotogramma tratto dal documentario "Alfabeto Mangiarotti"

È stato difficile farsi largo in questo settore? Avete trovato sostegno da parte di qualche istituzione pubblica?

Ci sono stati sicuramente due ordini di difficoltà: il primo legato allo strutturare il business, passando dall’essere freelance ad aprire un’azienda; il secondo legato al tipo di mercato che caratterizza il nostro settore, dove già solo sul territorio bolognese è presente molta offerta di servizi multimediali. Nel nostro caso, nel 2018, ci è stata offerta una vera e propria opportunità da Green Team, azienda bolognese specializzata in produzione di corsi di e-learning (sviluppò, tra le altre, la piattaforma SELF con la Regione Emilia-Romagna): la loro richiesta era di diventare lo studio di produzione video per contenuti e-learning dei loro corsi, molti dei quali sono realizzati per la Regione. Nacque così AirPixel, come spin-off di Green Team, che ci fornì un finanziamento iniziale a fronte dei nostri servizi, ma che al contempo ci lasciò massima libertà nell’indirizzare il nostro business e scegliere i nostri clienti.

Shooting di uno spot-corso sulla gestione delle emergenze nei negozi a marchio Inditex

Quali sono i temi che più vi interessano?

Una delle cose che più ci appassiona in questo lavoro è la possibilità di imparare sempre. Si impara quando si riprende un corso di formazione sulla mindfulness, si impara quando si gira un video-prodotto per un’azienda di packaging, si impara quando si realizza un filmato per un’esposizione archeologica, si impara quando si produce un documentario sul design. Forse è anche questo che ci guida sempre: la nostra curiosità. Certo, se dobbiamo sbilanciarci e scegliere tra gli argomenti quelli che ci interessano di più… cultura, montagna, design e tecnologia.

Intervento di AirPixel durante il convegno OpenDistal del 2019, all'interno dell'Università di Bologna, Dipartimento di Agraria

Come si caratterizza la vostra esperienza documentaristica?

La nostra esperienza documentaristica è duplice: c’è quella da produttori e quella da produttori-realizzatori. Con quest’ultima facciamo riferimento ad un’esperienza svolta con un nostro partner, Cervelli In Azione, durante la pandemia Covid: con Mountain Lockdown, un mediometraggio sulla montagna “chiusa al pubblico”, abbiamo voluto raccontare lo straniamento di un ambiente montano senza l’uomo, che si riprende i suoi spazi e riacquista la sua selvaticità.

L’esperienza più prettamente produttiva riguarda invece le opere che coinvolgono il mondo dell’architettura e del design: i due documentari sulla Olivetti e quello sulla figura di Angelo Mangiarotti. I primi sono stati l’occasione con cui ci siamo avvicinati al mondo della produzione audiovisiva: la collaborazione con Imago Orbis, durante la realizzazione di La fabbrica Blu, in cui abbiamo realizzato le riprese aeree, ci ha portato ad entrare in contatto con il regista e con la produttrice esecutiva Serena Mignani che successivamente ci ha guidato e formato nel comprendere i meccanismi e le giuste strategie per affrontare la produzione di un documentario.

Shooting di una videointervista per Flats Service, all’epoca sponsor della Fortitudo Pallacanestro

Parliamo un po’ dei documentari su Olivetti e di “Alfabeto Mangiarotti”…

Questi tre documentari nascono dalla stretta collaborazione con il regista Davide Maffei, molto abile nel raccontare le grandi storie di personaggi che hanno segnato l’architettura ed il design del prodotto industriale.

Il progetto Olivetti, una importante collaborazione con l’Archivio Storico Olivetti e l’Archivio Cinema d’Impresa, si compone di due lungometraggi da 88 minuti l’uno: Paradigma Olivetti, che racconta l’evoluzione del design Olivetti, dalla morte di Adriano agli anni Novanta; Prospettiva Olivetti racconta invece l’imprinting di Olivetti sulla architettura industriale tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta in Italia e nel mondo.

Alfabeto Mangiarotti è la naturale prosecuzione del viaggio che abbiamo intrapreso insieme a Davide e Serena nel mondo del design e dell’architettura industriale: un lungometraggio che indaga, attraverso la figura dell’architetto Angelo Mangiarotti, il design italiano che si è imposto agli occhi del mondo – un lavoro che, sorprendentemente, ha riscosso più interesse all’estero che da noi.

Le sfide produttive sono state molteplici e tutte stimolanti: per esempio, durante il lockdown, una volta cancellato il viaggio della troupe a Tokyo, abbiamo dovuto organizzare le riprese on-line assoldando via web una troupe on location. Il regista ha diretto lo shooting da remoto, con la mediazione di un interprete in giapponese… montaggio col fiato sospeso, ma grande soddisfazione alla prima della proiezione a cui il regista ha poi finalmente partecipato a Tokyo.

Altre sfide hanno riguardato il mondo multiforme dei repertori, che sono stati parte rilevante del lavoro di ricerca e sviluppo, ma anche di studio di tutte le forme contrattualistiche e legali di licenze d’uso e di acquisizione dei diritti d’autore, spesso con archivi e fondazioni internazionali. Più divertente, sul piano tecnico, la sfida di recupero degli archivi video con formati e materiali fuori uso (vecchie pellicole, VHS, miniDV…), così come la sottotitolazione in lingue con alfabeti sconosciuti, come cinese, russo, giapponese…

Shooting montano sulle Piccole Dolomiti

Quanto è importante per voi lavorare anche all’estero, seguire un percorso di internazionalizzazione?

Una delle ragioni che ci ha spinto verso la produzione documentaristica è proprio l’internazionalizzazione: il linguaggio del documentario e del film, oltre alle tematiche scelte – il design e l’architettura italiani, così come le vicende della nostra Motor Valley – sono trampolini di lancio per cercare di portare AirPixel fuori dai confini nazionali. Rispetto ad altre aree di business, è sicuramente questa la più orientata verso l’internazionalizzazione. Infatti, i nostri documentari sono disponibili su piattaforme VOD visibili in tutto il mondo e sono stati proiettati in diverse occasioni in Canada, Portogallo, Germania, Spagna, Repubblica Ceca, Olanda, Giappone, Belgio, Bulgaria e Israele, ora non ultima una distribuzione theatrical in otto città della Nuova Zelanda.

Il percorso di distribuzione lo abbiamo affrontato con le tante partecipazioni ai festival internazionali e con proiezioni divulgative e educational che ci hanno aiutato a raggiungere la visibilità necessaria ad attirare l’interesse della distribuzione commerciale.

Quali sono le tecnologie più innovative che usate o pensate di usare in futuro?

Una delle attività su cui impieghiamo più tempo e risorse è l’aggiornamento continuo e la ricerca delle novità tecnologiche: siamo costantemente impegnati nel trovare soluzioni innovative per i nostri clienti e per le nostre produzioni. Negli anni abbiamo prodotto filmati VR360 e abbiamo fatto sperimentazioni con la realtà aumentata; abbiamo utilizzato diversi linguaggi grafici, come il motion design, la kinetic typography, la flat animation, l’animazione 3D, il wall mapping.

Ma oggigiorno non si può non guardare con interesse al grande tema dell’intelligenza artificiale, la cui applicazione ha già risvolti notevoli nel quotidiano e sempre più entrerà massivamente nel nostro workflow lavorativo: si pensi ad esempio al grande aiuto che può dare la possibilità di descrivere con una breve frase un setting scenico per creare automaticamente un’immagine evocativa da inserire in uno storyboard; per non parlare dei più recenti sviluppi di Sora, creato da Open AI, che già oggi permette la realizzazione di stock footage a partire da una descrizione di poche righe. La AI generativa Text to Video è qualcosa con cui dovremo sicuramente imparare a misurarci anche culturalmente. 

Come immaginate il futuro della produzione audiovisiva in Emilia Romagna?

La nostra regione, per una giovane impresa che vuole misurarsi sul piano dell’audiovisivo, offre un terreno fertile, sia nel corporate, vista la quantità di aziende di alto livello tecnologico, sia nel culturale, sia nel campo della produzione documentaristica. Chiunque voglia sognare può misurarsi sfruttando i sostegni pubblici a cui si può accedere: dai finanziamenti per start-up al Network di Incubatori, dagli Acceleratori d’impresa ai Bandi di sostegno allo sviluppo o alla produzione audiovisiva. La tecnica sta correndo forse più in fretta di quanto la nostra capacità di adattamento culturale sia allenata, ma gli strumenti di crescita ci sono.

Per quanto ci riguarda, essere entrati a far parte di una realtà di co-working partecipato attraverso la partnership con il Creative Hub di Bologna ci offre un ambiente stimolante e giovane, dove lo scambio di esperienze e la collaborazione creativa con altre realtà di settori diversi portano a crescere a livello personale e aziendale.

In copertina: Alessandro Pirotti e Lorenzo Castiello, fondatori di AirPixel, durante lo shooting di “Mountain Lockdown”.