Il progetto Memorie dal Popolo. Emancipazione, partecipazione, educazione: le Case del Popolo a Ferrara prima e dopo il Fascismo è composto da un documentario, un podcast, una mostra fotografica e vari laboratori nelle scuole. Rita Bertoncini e Cinzia Romagnoli ne raccontano la genesi, le motivazioni e i risultati.

Sono pronto. E dovendo andare

avanti, tornerò indietro, farò

una scelta, cercherò un luogo.

Siegfried Lenz

 

Il mondo è pieno di storie, circostanze e situazioni curiose

che aspettano solo di essere raccontate.

Hannah Arendt

Il gruppo di lavoro, con storici/che e scrittori al seguito, per la registrazione di audio e immagini a Valle Volta, Massafiscaglia (FE)

#testimoniare #comenasceunidea

Sono cresciuta in un minuscolo paese nell’estremo lembo meridionale della provincia di Ferrara, laddove basta un ponte di poche decine di metri per essere già in Romagna. Un ponte, quello della Bastia, che tra il 1943 e il 1945 ha rappresentato uno dei punti strategici della cosiddetta “stretta di Argenta”, un collo di bottiglia tra le forze nazifasciste di occupazione e l’avanzata, da sud, degli alleati e dei partigiani del comandante Bulow.

Lì, a San Biagio d’Argenta, per un certo periodo si rifugiò Renata Viganò per poi unirsi ai partigiani nelle valli del Mezzano e di Comacchio e consegnarci, nelle pagine de L’Agnese va a morire, uno dei resoconti più vividi e struggenti della Resistenza italiana. In quelle stesse valli, più a ovest verso il bolognese (e oggi parco del Delta del Po), operava la brigata Garibaldi “Mario Babini”, che poté sopravvivere alle condizioni estreme della guerra partigiana perché sostenuta dalla popolazione locale, fortemente connotata in senso antifascista. Detto di passata, sin dall’inizio del secolo, la stampa conservatrice era solita definire questa zona “il Borgo di Lenin”, per via della presenza di leghe bracciantili particolarmente attive soprattutto durante gli scioperi di inizio secolo e nel Biennio Rosso.

Foto proveniente dal Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara

Quando, proprio il 25 aprile 2023 ho parlato per la prima volta a Rita Bertoncini dell’idea di realizzare un documentario sulle Case del Popolo, è stato questo, più o meno consapevolmente, il bagaglio di memoria – di cui questa terra è intessuta – che portavo e che ha incontrato in Rita un’analoga memoria e sensibilità. La scrittura, ogni scrittura, ha per me una naturale vocazione archeologica, porta in superficie reperti di memoria, immagini e idee che talvolta attendono per lungo tempo di essere ascoltate e di rivivere secondo forme nuove. Entrambe veniamo, anche per narrazione famigliare, da lì.

Ricordo ancora i racconti di mio nonno sul campo per IMI (Internati Militari Italiani) nei pressi di Lübeck o di mia nonna sull’occupazione nazista e le vessazioni subite. Argenta fu interamente distrutta dai bombardamenti alleati. Si usavano le bombe al fosforo, una devastazione che non credevamo di vedere mai più e invece la guerra torna prepotentemente ai margini dell’Europa e tutti ne siamo responsabili se non troveremo altre vie di risoluzione dei conflitti. La mia era una famiglia militante. Mio zio alla Casa del Popolo, al Partito e all’organizzazione delle attività e delle feste, ha dedicato gran parte della propria vita.

Particolare della Casa del Popolo di San Biagio di Argenta

I film di Peppone e don Camillo che vedevo da bambina fanno parte del mio panorama giovanile, mi ci riconosco, così come mi basta la descrizione di un’estate sul Po nei romanzi di Pavese per sentirci l’odore di fango e il frastuono delle rane nella canicola di una sera di luglio. La geografia racconta i luoghi solo in parte perché i luoghi sono storie e radici, esperienze emotive, odori, relazioni, suoni, immagini, linguaggi che popolano la nostra vita e la rendono quel “particulare” che rischiamo di perdere nella trasformazione consumistica degli spazi, virtuali e fisici, in non-luoghi.

Pasolini in questo senso ha previsto con grande lungimiranza il nostro presente. Spazi di consumo, appunto, di passaggio, nei quali anche la partecipazione, la comunità sono sempre più rare perché, di fatto, rese impossibili e vuote per l’implosione individualistica e la mancanza di spazi fisici di confronto, crescita culturale e autodeterminazione civile. Spazi, come lo sono state le Case del Popolo, che non erano nate come case per la riproduzione e la manutenzione della vita privata che oggi si vorrebbe lontana e protetta da quella civile, politica, economica, rifugio illusorio dal mondo esterno, complicato e veloce.

Quello che resta della Casa del Popolo di Cologna

Le Case del Popolo erano invece il luogo di quell’operare di arendtiana memoria, di quell’attività pratica, politica, di quella solidarietà che ci rende umani. Erano la forma di un pensiero per cui non è possibile salvarsi da sole/i, il luogo accogliente di tutte/i coloro che sognavano un miglioramento della propria condizione e un mondo più giusto. Lo spazio del fare insieme, di un fare significativo che non fosse solo produrre e consumare ma essere libere/i dallo sfruttamento, uno spazio di educazione, di liberazione, il segno tangibile della cultura delle ultime e degli ultimi affinché nessuna/o ultima/o fosse più esclusa/o.

(Cinzia Romagnoli)

Fotogramma dal documentario nella parte dedicata ai laboratori nelle scuole

#testimoniare #doveportaunidea

Sono due le offese che sento più di frequente nelle scuole – e ci lavoro da più di vent’anni ormai: “gay” e “comunista”. Gay lo vedo scritto un po’ ovunque, sedie, banchi, muri, porte, armadietti…L’ho trovato scritto un paio di anni fa anche sulla sabbia bagnata in riva al mare durante una passeggiata invernale ai lidi ferraresi. Comunista l’ho sentito la settimana scorsa in una scuola di Bondeno da un ragazzo marocchino di seconda generazione. Siccome non riesco a stare zitta, gli ho suggerito che per vedere delle/dei comuniste/i in Italia, oggi, bisogna o soffrire di allucinazioni e/o aver creduto alle balle spaziali diffuse per più di un ventennio da un certo Cavaliere & Co…

Mio nonno Senofonte Bertoncini, nome di battaglia “Sena”, nato nel 1904, lui sì era comunista, oltre che partigiano combattente, sorvegliato dall’OVRA (OVRA, Opera Vigilanza o Volontaria Repressione Antifascismo è stata la denominazione non ufficiale della polizia politica dell’Italia fascista dal 1927 al 1943 e nella Repubblica Sociale Italiana dal 1943 al 1945, costituita dopo l’emanazione delle leggi fascistissime nel 1926), perseguitato e incarcerato presso quello che ora a Ferrara è il Museo dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, stampatore clandestino de “La Nuova Scintilla” durante la Resistenza qui a Ferrara.

 

Viterbo Dal Passo, gestore della Casa del Popolo di Alberone dagli anni '60

Forse è il suo sangue che sento ribollire ogni volta che leggo o sento discorsi allucinanti con i quali si tenta, anche dall’apice delle istituzioni che dovrebbero essere democratiche (il contrario di Fascismo non è Comunismo, ma Democrazia!), di riscrivere la Storia con una strana penna che sbava inchiostro nero e deforma parole e fatti. E’ fresco di qualche giorno fa l’episodio – sempre qui nella “fascistissima Ferrara” (cit. Giorgio Bassani) – di una classe delle medie che ha “omaggiato” l’entrata della docente con un saluto romano collettivo (raccontatomi di persona, faccia a faccia, appena dopo l’accaduto dalla stessa insegnante visibilmente scossa).

Luciano Zappaterra ci mostra una foto contenuta nell'archivio della Casa del Popolo di Cona

Sempre la settimana scorsa, la telefonata di un’altra docente delle superiori che mi chiedeva un consiglio per la gestione di un gruppo di “fascistelli” che le stanno impestando il clima in aula. Quindi, a quale antidoto possiamo ricorrere per tentare di rimediare a questo scenario in cui imperano l’assenza di pensiero critico e la banalizzazione riassunta in slogan da tifo calcistico? ”Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”, affermava il Socrate di Platone.

La ricerca, il domandarsi il perché. Da qui la mia passione e il mio bisogno di lavorare negli e con gli archivi, per poter disinnescare – nel mio piccolo – la diffusa tendenza alla semplificazione della realtà storica che offende il sacrificio di tante persone di ogni estrazione sociale e credo (cattolici, socialisti, anarchici, comunisti, repubblicani, etc.) che con la loro lotta di resistenza ci hanno consentito di vivere sino ad oggi un lungo periodo di pace e di libertà. L’Italia è una Repubblica democratica fondata su una Costituzione antifascista.

Ripetiamolo tutte/i insieme. Per questo ho accolto con gioia la proposta di Cinzia Romagnoli di lavorare insieme a un progetto articolato che prevedesse non solo il cinema del reale, ma anche altre forme di comunicazione che parlassero ad un’ampia fascia di popolazione, con la quale ritengo sia prioritario ritrovare il senso della comunità e il piacere della partecipazione e della cittadinanza attiva. Buona visione.

(Rita Bertoncini)

La locandina del documentario

Note:

Il progetto Memorie dal Popolo. Emancipazione, partecipazione, educazione: le Case del Popolo a Ferrara prima e dopo il Fascismo è proposto da Legacoop Estense ed è sostenuto da un finanziamento della Regione Emilia-Romagna (Legge regionale n.3/2016).

Il film documentario è stato presentato il 21 dicembre 2023 nell’auditorium della Biblioteca Bassani di Ferrara, in occasione dell’inaugurazione della mostra fotografica. Il documentario, la mostra e il podcast, oltre ad essere visionabili sul sito dedicato, vengono distribuiti nella provincia di Ferrara ed è in fase di definizione un calendario per la proiezione in altre province. Il documentario è stato inoltre iscritto a diversi festival di settore ed è in programma la donazione all’archivio della Biblioteca dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna.

Come ha affermato il vicepresidente di Legacoop Estense Daniele Bertarelli all’inaugurazione, le Case del Popolo hanno rappresentato “un’importante esperienza cooperativa che ha attraversato la storia del Novecento, costituendo per molte persone un’opportunità di emancipazione e partecipazione, personale e collettiva. Non si è trattato solo di un’operazione di recupero della memoria storica, ma di un’opportunità di coinvolgere i/le giovani per stimolare una più ampia riflessione intergenerazionale sui temi della democrazia e della cittadinanza attiva”.

Un viaggio di riscoperta, che parte anche dal corposo archivio fotografico custodito nel Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara fino a giungere agli archivi famigliari e associativi. Un racconto che parte dalle grandi bonifiche meccaniche, dalle lotte agrarie dei braccianti di fine Ottocento (podcast), dalle vittorie elettorali socialiste, al patto fra Mussolini e i proprietari terrieri più potenti d’Italia, un connubio che trasforma Ferrara in culla del regime, dove nascono il fascismo (il minuscolo è voluto) e lo squadrismo agrario, che vedono proprio nelle Case del Popolo il bersaglio ideale.

La mostra fotografica allestita prima alla biblioteca “G. Bassani”, poi nella sala dell’Albo Pretorio del Comune di Ferrara, è un percorso esperienziale, cui è affidato il compito emotivo di “raccoglimento” per una riflessione su spazi civili, memoria delle relazioni, oggetti e simboli, storie personali: parole e luoghi diventano segnavia di una memoria collettiva per ripensare un’idea di comunità.

 

Enti coinvolti:

  • Comune di Ferrara
  • Museo del Risorgimento e della Resistenza (referente dott.ssa Antonella Guarnieri)
  • A.N.P.I. provinciale di Ferrara
  • ARCI APS di Ferrara
  • Istituto di Storia contemporanea (responsabile dott.ssa Anna Maria Quarzi)
  • Archivio di Stato, direttore dott. Davide Guarnieri

In copertina: Prima proiezione del documentario nell’auditorium della Biblioteca “G.Bassani”a Barco (FE)