Due giovani fotografi, Elsa Mancini e Simone Nanetti, da oltre dieci anni viaggiano lungo tutta l’Italia alla ricerca delle discoteche e sale da ballo abbandonate e in disuso. Il loro obiettivo è denunciare le storie di degrado e di abbandono, creare e mantenere un archivio a futura memoria, come una capsula del tempo digitale, di come ci si divertiva in un’epoca in cui internet era agli albori e non esistevano né social network né smartphone, e di cui oggi rimangono ben poche testimonianze visive. La mostra fotografica Dusty Dancing – Images from silence, in esposizione alla Casa di Quartiere Katia Bertasi di Bologna, offre uno sguardo inedito su questi mirabolanti luoghi di aggregazione, simbolo di un’epoca ormai lontana. Ne abbiamo parlato con il curatore, Gabriele Fiolo.

Michelangelo da Vinci, aperta nel 2000 e chiusa nel 2014, Villamarzana (RO)

Come possiamo raccontare questa mostra?

L’oggetto della mostra sono 40 fotografie di discoteche abbandonate sparse in tutta Italia, secondo lo stile di ricerca visiva oggi chiamato urbex, cioè urban exploration, esplorazione urbana. Così viene definita la fotografia di strutture o rovine abbandonate, luoghi ormai in disuso di tutti i generi, dalle ville, ai palazzi, ai cantieri, ma anche l’avventurarsi in sistemi urbani di drenaggio delle acque, tunnel di servizio, passaggi sotterranei e simili.

In questo caso si tratta delle discoteche abbandonate di tutta Italia, fotografate da due soci della nostra Associazione Tempo e Diaframma: Simone Nanetti di Bologna e Elsa Mancini di Rimini. Le immagini non sono firmate dall’uno o dall’altra, per una scelta precisa dei due autori, che così vogliono caratterizzare il loro progetto collettivo. Hanno fatto un lavoro incredibile, che si può vedere anche nel loro sito Dusty Dancing. Io da tempo lavoro come fotoreporter e giornalista, e negli ultimi anni ho curato anche diverse mostre. Quando ho visto questo lavoro mi è sembrato davvero interessante, e ho proposto loro di esporre alla Casa di Quartiere Katia Bertasi. L’inaugurazione, avvenuta in collaborazione con Art City, è stata eccezionale: è arrivata gente apposta da Milano, da Pesaro, e da altre città. Il tema delle discoteche abbandonate ha incuriosito molte persone

European Club Underground, inaugurata negli anni '80 e chiusa nel 2021, Rimini
Tana Club, aperta negli anni '60 e chiusa nel 2015, Cattolica (RN)

Perché un lavoro proprio sulle discoteche??

Le discoteche sono state un luogo di ritrovo fondamentale per intere generazioni di italiani. Hanno rappresentato un momento di svago, di divertimento, ma anche di aggregazione e di socializzazione. Erano luoghi di incontro, centri di vita sociale. Negli anni ’70, ’80 e ’90 erano il luogo dove si andava per ballare, per conoscere nuove persone, per vivere l’atmosfera unica della notte. La mostra non è solo un viaggio personale, ma anche un’immersione nella storia culturale che ha plasmato intere generazioni. Queste immagini diventano veri e propri archivi a testimonianza delle trasformazioni sociali, musicali e stilistiche che hanno caratterizzato diverse epoche. È un viaggio emotivo, un modo per riconnettersi con il passato, riflettere sul presente e contemplare l’evoluzione della cultura, della musica e della società nel corso del tempo.

Dove sono state scattate le foto?

Naturalmente molte immagini sono state realizzate sulla Riviera romagnola, ma tante anche in altre regioni, dalla Lombardia alle Marche, e la mappatura è ancora in corso. La cosa incredibile è che in questi luoghi si radunavano anche fino a 4.000 persone. Dal lunedì al venerdì si lavorava, si studiava e poi… il sabato ci si trasformava, si diventava qualcos’altro. Lì si poteva fuggire dalla realtà, la musica assorbiva lo stress e le preoccupazioni accumulati durante la settimana. Il ballo diventava un’espressione di libertà.

Le discoteche della Romagna erano le più blasonate: in certi periodi dell’anno la gente partiva da Milano o da altre regioni e si trovava lì il sabato, per tirare fino alla domenica mattina, quando si ripartiva pensando già al prossimo weekend.

Topkapi, inaugurata nel 1971 e chiusa nel 2000, Comacchio (FE)
Topkapi, inaugurata nel 1971 e chiusa nel 2000, Comacchio (FE)

Oltre alle immagini la mostra propone dell’altro?

La mostra è molto multimediale e interattiva, ci sono i QR code che rimandano alla storia di ciascuna discoteca, c’è una foto della discoteca Divina – Galaxy Pagoda di Caraglio (CN), stampata in due metri e mezzo per due, dove abbiamo creato una selfie zone. Abbiamo stampato anche degli A4 con la scansione originale di diversi vinili, e con un QR code che ti porta ad ascoltare la musica che riempiva le discoteche di quell’epoca, che si ballava tra gli anni ’70 e il 2000. Sulla scelta della musica abbiamo dovuto mediare un po’, perché Simone e Elsa sono molto più giovani di me, volevano inserire della musica elettronica… Io ho spiegato loro che in quegli anni si ballava con gli Abba, i Bee Gees, Michael Jackson, Donna Summer, Gloria Gaynor, Claudja Barry… Queste sono delle icone! Cliccando su altri QR code si arriva d alcuni video sulle discoteche abbandonate o sulle loro storiche inaugurazioni. Poi ci sono tutte le storie dei vari locali, accessibili sempre tramite un QR code…

Red Zone, inaugurata nel 1989 e chiusa nel 2015, Casa del Diavolo (PG)
Le Cave, inaugurata nel 1979 e chiusa nel 2005, Vintebbio (VC)

Di cosa si occupa la vostra Associazione Tempo e Diaframma?

Fondamentalmente facciamo rete. La rete è importantissima. Io penso che da soli non siamo niente. Quello che possiamo fare è arricchirci reciprocamente con le competenze che ognuno di noi possiede. Quest’anno festeggiamo il decimo anno dell’associazione, abbiamo avuto fino a 200 soci, con competenze diverse ma tutti con la stessa passione, la fotografia. E tra le nostre attività ci sono tanti aspetti della fotografia, perché agiamo come un contenitore. Facciamo mille cose diverse, proviamo a fare cultura fotografica e accettiamo tutti. Non ci sono classifiche o distinzioni tra chi è più bravo e chi meno. Il digitale ha portato alla democratizzazione della fotografia, e questo dà la possiilità a tutti di esprimersi. Io non posso e non voglio giudicare se la tua fotografia è bella o brutta. La foto bella la decreta chi la guarda, in base al suo vissuto, alla sua storia, ai libri che legge o ai film o le mostre che vede. Le emozioni sono sempre soggettive.

E così, in una fucina di idee, creiamo eventi, facciamo corsi, mostre, uscite fotografiche, andiamo a vedere mostre assieme… Coinvolgiamo i soci in maratone fotografiche per documentare il lavoro di diverse associazioni, a cui poi doniamo i nostri scatti. Pensa che abbiamo creato persino la “pizzata d’autore”, con un menù in cui le pizze hanno i nomi dei grandi fotografi, Helmut Newton, Cartier-Bresson, Ansel Adams… Creiamo occasioni di incontro e di convivialità. Come vedi si torna sempre al concetto fondamentale del fare rete.

Mostra fotografica "Dusty Dancing" a Bologna

Note:

Tutte le immagini nell’articolo sono tratte dalla mostra “Dusty Dancing” di Elsa Mancini e Simone Nanetti, curata da Gabriele Fiolo.

La mostra, visibile fino al 4 marzo, è stata realizzata nell’ambito della dodicesima edizione di ART CITY Bologna in occasione dei cinquanta anni di Arte Fiera, con il patrocinio del Comune di Bologna e Bologna Unesco City of Music, in collaborazione con l’Associazione Fotografica Tempo e Diaframma APS, Associazione Senza Il Banco, Dusty Dancing, Ascosi Lasciti, Ottiche Creative, Semm music store & more.

Gabriele Fiolo è fotoreporter (AIRF), giornalista pubblicista e documentarista, da sempre attento al mondo del disagio, della disabilità e delle situazioni vulnerabili. Ha seguito numerosi progetti per conto di comuni, enti, associazioni, ONG, Onlus, nonché progetti di visibility per l’Unione Europea. Autore e curatore di progetti in collaborazione con enti del terzo settore. Ha esposto in Tanzania, Zanzibar, Kenya, Belgio, Spagna e Italia.

 

 

In copertina: Divina – Galaxy Pagoda di Caraglio (CN)