Cammino. Alta Via dei Parchi. Giro dei laghi.
Lago Scaffaiolo, Lago Nero, Lago Baccio, Lago Santo, fino alla Baita Morena e ritorno. 77 km a piedi in 6 giorni, tra i 1500 m e i 1900 m. Appennino Tosco-Emiliano.

Ho sempre avuto una passione per la geografia. Per gli atlanti, prima, e ora per Google Earth, una delle più straordinarie invenzioni tecnologiche degli ultimi tempi, fonte inesauribile di viaggi immaginari e potenziali e di osservazione della conformazione della Terra. Ma soprattutto per la geografia reale, camminata.

Quest’estate ho deciso di fare un viaggio sulle cime, per studiare la geografia locale, ai margini dell’umano, riscoprendo una parte di Appennino che caratterizza la zona da cui provengo, la provincia a sud di Modena. Un cammino che volevo fare da tempo.

Questo viaggio è stato un modo per mettermi a confronto con la Terra, prendere le misure, passo a passo, tracciando un disegno mosso dal desiderio. Prendere contatto con la sua forma, con le asperità del terreno, sentire la nostra proporzione, le distanze, l’attrito, la forza del vento, il vuoto attorno alle cime, il buio della notte nel bosco, facendo i conti con la fatica e le scarpe che ci mollano… In un corpo a corpo che mi permette di percepire la vita attorno e le forze ambientali, di sentire la geografia sotto ai piedi e le vie d’acqua.

Passo della Croce Arcana (1669 m). Il percorso in cresta fino al Libro Aperto (1937 m) sulla sinistra. Sullo sfondo il Monte Cimone (2165 m)

Disperdermi nel paesaggio come elemento tra gli elementi.

Camminare è per me uno strumento di consapevolezza ecologica, un modo per riconnettersi con l’ambiente esplorato. È la forma di un incontro. Per ritrovare quella che sono e riassestare certe energie. Vibrare ad un’altra frequenza.

Una pratica di libertà. Una modalità d’essere.

Il percorso è stato progettato esplorando il territorio su Google Maps, con un attento studio delle distanze, dei dislivelli, dell’esposizione ai venti, dei punti d’acqua, e della presenza di bivacchi e rifugi dove dormire e mangiare, con un tempo a disposizione di sei giorni, andata e ritorno. Un percorso pensato partendo dal Lago Scaffaiolo, perché in quel momento mi trovavo ospite da un amico nel Parco del Corno alle Scale, ed elaborato spostando sempre un po’ più in là la meta, collegando uno dopo l’altro i laghi della zona, fino a quando, cercando luoghi in cui sostare, non ho trovato sulla mappa la Baita Morena, e il modo per arrivarci. Tre giorni a piedi, uno di riposo, per poi ripartire.

Nel mezzo ho finalmente attraversato luoghi che ho da sempre sentito solo nominare, o visto in lontananza. Sono nata e cresciuta a Maranello, in provincia di Modena, proprio dove la pianura finisce e la crosta terreste inizia a incresparsi per dare forma all’Appennino, e per noi il Monte Cimone, il più importante rilievo appenninico settentrionale, è un punto di riferimento, che decido di non raggiungere, ma che sarà un costante punto di orientamento. Il viaggio si dispiega per il Passo della Croce Arcana, il Libro Aperto, il valico dell’Abetone, il Passo di Annibale, il Lago Baccio e il Lago Santo, mete di un turismo di provincia che sento menzionare da quando ero bambina, e che è stato bello raggiungere dall’alto, in un viaggio di riscoperta dell’Appennino, camminando su crinale, quel margine stretto che è il confine geografico tra la provincia di Modena e di Pistoia, un po’ di qua, un po’ di là, sul quale passa il GEA 00, il percorso della Grande Escursione Appenninica, che coincide in quella zona con il sentiero dell’Alta Via dei Parchi. Non sono mancate persone con cui ho condiviso momenti di cammino e convivialità.

Capre nere con cani pastore. Sullo sfondo il pianoro del Lago di Pratignano

Vicino alla Baita Morena, vedo su Google Maps un laghetto. Ottimo! Mi dico. Andrò a visitare come tappa finale di questo tour dei laghi anche questo piccolissimo laghetto senza nome.

Un viaggio prima disegnato sulla mappa, e poi tracciato coi piedi. Per confrontare un percorso ideale con il territorio reale, fisico, verticale, l’immagine virtuale con la concretezza della Terra. Sì, perché camminare le cime significa avere una prospettiva a volo d’uccello, ci si trova spesso ad essere più in alto di loro, il che permette di percepire la propria proporzione in relazione con le dimensioni terrestri, e di farsi un’immagine della geografia reale. E questo mi dà un grande senso di soddisfazione, l’essere presente a me stessa e al mondo.

Alcuni sono ancora affezionati alle cartine di carta ma per un percorso del genere non servono. Ho studiato la geografia del luogo per giorni prima di partire, e mi è rimasta in mente, non ho stampato nulla, avevo però con me la sicurezza di una comoda app da usare in caso di bisogno.

A chi mi chiede se non ho paura a girare da sola in montagna rispondo di no, che mi sento a casa, e che ho più paura a guidare in autostrada! E quando mi chiedono se non ho paura di incontrare animali dico che è quello che desidero, incrociare lo sguardo con l’animalità selvatica del bosco, e che ho molta più paura degli esseri umani.

Dopo Cima Tauffi verso Libro Aperto

 

DIARIO
1° giorno. Lunedì 21 agosto. Alta Via dei Parchi GEA 00, dal Lago Scaffaiolo (1775 m) verso Libro Aperto (1937 m), poi giù fino quasi all’Abetone. Sul crinale.

In realtà sono partita dal parcheggio della Baita del Sole, dove sarei tornata sabato per riprendere la macchina, e dove sono andata ad incontrare un amico che lavora lì per bere un caffè insieme prima di andare. Arrivata allo Scaffaiolo mi accolgono raffiche di vento fortissimo non previste, con lo zaino non si stava in piedi. Benvenuta! Questa è la forza della natura che regna lassù.

Percorso in cresta con punto di partenza e di arrivo sempre visibili, vento per almeno metà del tragitto, dieci ore, due di sosta. Vista costante del Monte Cimone. Semplicemente magnifico!
Ad ogni cambio di prospettiva guardarsi attorno a 360°, per riconoscere la geografia dell’intorno, e situarsi sulla mappa, avere la consapevolezza di dove ci si trova, senza conoscerne le coordinate, ma la qualità della roccia sotto ai piedi, i colori dei licheni, la forza del vento. Andando verso il Libro Aperto il pezzo più duro, quello che lascia senza fiato, dalla bellezza, è alla fine, dopo Cima Tauffi. Non c’è nessuno.

Sentire il vuoto attorno alle cime.

Il corpo si disperde tra la terra e il cielo.

L’unico problema di questo tratto è che non c’è acqua. Bisogna proseguire e scendere fino quasi all’Abetone per rifornirsi dopo una giornata di cammino. E non ci sono luoghi in cui dormire se non si vuole entrare in paese, quindi mi ritiro nel bosco, vicino alla fontana, accendo un fuoco. Conoscere i punti d’acqua è fondamentale quando si intraprende questo tipo di viaggio. Poi si può dormire sotto le stelle. Anche l’adrenalina e l’entusiasmo sono alle stelle, non riesco quasi a mangiare se non pochissimo.

Faggeta, alta valle del Sestaione
Lago Nero
2° giorno. Martedì 22 agosto. Abetone-Monte Maiori – Boscolungo – Lago Nero (1730 m)


Cammino nei boschi, la sorpresa è stata rivedere le cime.


Oggi scendo dolcemente a valle tra gli abeti della Riserva Naturale Biogenetica di Abetone, dove incontro i nidi a cumulo della Formica Rufa, che scopro essere protetta per il controllo biologico della processionaria, per risalire poi la Valle del Sestaione verso l’Alpe Tre Potenze, sotto la quale si incontra il bellissimo Lago Nero, e il suo bivacco, meta della giornata.

Il bosco diventa una faggeta ondulata, incontro felci, genziane, lamponi. Sono arrivata presto, percorso semplice, all’ombra. Mi riposo sulla sponda del lago, dove gigantesche libellule gialle e nere mi prendono decisamente di mira, curiose come me, o infastidite perché era il loro posto. Mi cimento nell’impresa impossibile di fotografarle, poi perdo i sensi per un po’.

Il Bivacco Lago Nero è un posto accogliente simpaticamente “non” gestito tutto l’anno dai volontari del CAI di Pistoia, che sono di fatto gli abitanti di quelle zone. L’ospitalità prevede cena a lume di candela, e buon vino. Scopro che ci sono addirittura i materassi buoni, e programmo di ripassare da qui sulla via del ritorno. C’è anche un punto di connessione, su un masso con una bandiera, dal quale la vista lascia senza parole.

In lontananza la linea di cresta fatta il giorno prima, per poi scendere e risalire attraversando i boschi e arrivare qui. Sulla sinistra la porta verso la Val di Luce, tra i Denti della Vecchia e il Monte Gomito.

Domani si prosegue.

Lago Santo
Passo della Boccaia-1584m
Passo della Porticciola -1700 m
3° giorno. Mercoledì 23 agosto. Lago Nero (1730 m)- Lago Piatto (1823 m) – Lago Baccio (1550 m)- Lago Santo (1501 m) – Passo della Porticciola (1700 m) – Baita Morena (1518 m).

Colazione con torta di marmellata di mirtilli e caffè caldo, smollo un chilo di cose che avevo nello zaino e che riprenderò al ritorno, un saluto ai ragazzi, e prima di ripartire lo sguardo si volge al cielo per ammirare sua maestà la regina (l’aquila che vive in quelle zone) nel suo giro mattutino sopra le cime a sud-ovest.

La suola della scarpa sinistra inizia a staccarsi dopo i primi venti minuti di cammino. Rimedio con un elastico da capelli. Arrivo al Lago Piatto e attraverso il passo di Annibale. Mi viene spontaneo pensare agli elefanti. Ma sarà davvero passato anche di qua? Con gli elefanti? Arrivo alla Foce a Giovo per finalmente ridiscendere nel bosco, sul versante nord (modenese) e raggiungere prima il Lago Baccio, dove faccio una siesta pranzo, e poi il Lago Santo, dove faccio una siesta birra mentre ricarico il telefono.

Devo raggiungere ancora il Passo della Porticciola, passando per il Passo della Boccaia, dove svalicare e cercare sul versante sud (lucchese) il sentiero per arrivare alla meta. Cammino incontro alla luce del tramonto, senza confini.

Il cammino diventa una danza che gioca col vento a far sciogliere i pensieri in un turbinio di emozioni. Il cuore si espande a comprendere il tutto indistinto, e a farsi accarezzare.

Mi addentro nel bosco, scendo, scendo ancora, sotto il Monte Giovo, le ginocchia fanno fatica. Con l’ultima luce del giorno arrivo finalmente alla fonte vicina al bivacco, e ne scorgo il tetto tra gli alberi, ancora pochi passi. Sono giunta alla meta: la Baita Morena. Stanchissima e felicissima! Tre giorni di cammino per arrivare, e ora finalmente riposo.

Baita Morena
4° giorno. Giovedì 24 agosto. Baita Morena. Sole, bosco, funghi.

Le scarpe non servono.

Il suono dell’acqua del torrente che scorre vicino alla baita completa l’esperienza, e anche scoprire di essere di fronte ad una sponda che abbonda di porcini.

Al mattino, mentre faccio un primo giro nella radura sento … rami che si spezzano… forse sta spassando qualche mammifero che avrò occasione di incontrare, sono emozionata… Il passo si fa via via più regolare, un passo.. appunto. Di li a poco sbuca dagli alberi il primo fungaiolo della giornata. Ne saranno passati altri sette o otto, e sono comunque riuscita a raccogliere qualcosa anch’io. Altro che animali selvatici! Con tutti questi esseri umani nei boschi diventa davvero raro incontrarli. Passo la giornata al sole, seguo miceli sotterranei nel bosco di faggi, mi addentro nel regno della decomposizione e ricomposizione del mondo.

Il laghetto senza nome? All’arrivo scopro che è un bacino artificiale circondato da un recinto. Inavvicinabile. Inimmaginabile.

Mi accingo alla seconda notte alla baita. Il periodo dell’anno è talmente caldo che non serve accendere il fuoco. Per fortuna c’è la bombola per cucinare. La Baita è del Demanio del Comune di Barga, ad uso civico dei cittadini e di chi ne vuole usufruire in autogestione. Dovrebbero essercene tanti di posti come questo.

Passo della Porticciola-1700 m -Sullo sfondo il Monte Cimone
5° giorno. Venerdì 25 agosto. Baita Morena – Lago Santo – Lago Nero

Riprendo il cammino del ritorno, stesso sentiero, prospettiva inversa, luce del mattino. Verso sud sono comparse le Apuane che ieri al tramonto non si vedevano. Sosta per tagliatella al ragù al Rifugio Giovo, sul Lago Santo. La scarpa ci ha mollato completamente. Il gestore me la ripara con del nastro adesivo bianco e rosso per poter proseguire il viaggio. Sono pronta a ripartire.

Scendo e risalgo, in lontananza solo alcuni raccoglitori di mirtilli che si arrampicano come capre su declivi impervi.

Arrivo al Lago Nero, dove mi aspetta, oltre al materasso, un’ultima serata a lume di candela.

Ultimo giorno. Dal Lago Nero, ritorno al Lago Scaffaiolo.

Questa sera avevo organizzato una grigliata con degli amici nella casa dove ero ospite nel Parco del Corno alle Scale. La scarpa sinistra ci ha mollato definitivamente, e riesco fortunatamente a sfruttare il passaggio di alcuni ragazzi del bivacco che andavano a fare rifornimento di provviste fino alla strada asfaltata. Con i sandali riesco a fare l’ulteriore pezzo fino alla seggiovia di Cutigliano che mi riporta vicino a dove ero partita, a Doganaccia, da dove in un’ora e mezza sono infine giunta alla macchina, portando con me l’entusiasmo di una rinascita e una assoluta sensazione di inadeguatezza al mondo quaggiù.

Tutte le foto dell’articolo sono di Emanuela Ascari