Continua con questo testo di Anna Patrizia Mongiardo sulla street art la collaborazione con l’Associazione ScriptaBO e gli Esercizi di scrittura del paesaggio emiliano-romagnolo, urbano e naturale: morfologie, mappe, antropologie e geografie emozionali. 

A Bologna è arrivato un gruppo di americani. Ne arrivano spesso. La mia insegnante di inglese e loro insegnante di italiano, (ebbene sì, faccio i corsi di inglese) mi chiama per un aperitivo insieme a loro e poter così mescolare le due lingue.

Non so se ce la faccio, io, a parlare in inglese, ma tant’è, mi unisco ugualmente al gruppo. Purtroppo gli americani parlano un italiano stentato. Allora, per conversare, inizio a dire loro quel che riesco a dire nel mio limitato vocabolario inglese. Gli parlo di Bologna e di un nuovo punto di vista sulla città. Street art lo so dire e loro lo capiscono. Allora parlo di stencil art, di poster art, di sticker art e anche questo loro lo capiscono. Bene, ho detto, allora mi offro per un giro turistico attraverso strade insolite di Bologna. Così traduco (con Google traduttore naturalmente) e stampo parte dei miei appunti con argomenti che riguardano il nostro tour artistico. Quindi iniziamo la nostra camminata.

Via Azzo Gardino

Per chi è appassionato, o semplicemente curioso di conoscere la street art, ho scritto un libro, Arte Avvolgibile, Bologna a modo mio per Damster Edizioni del Loggione, che non vuole essere un libro di critica verso questo segmento dell’arte, ma semplicemente un’osservazione personale e guida turistica per chi è curioso.

 

La mia visita guidata, tutta bolognese, parte da via Azzo Gardino, un punto questo, interessante, perché lì si trovano concentrate le tecniche maggiormente usate dagli street artist che bazzicano Bologna: Stencil art, Poster art, Sticker art e muralismo. Ebbene, vi chiederete, come fare per riconoscere queste tecniche?

Vi spiego subito che la stencil art si realizza attraverso l’uso di uno stampino o maschera (in cartone o plastica ritagliata con un taglierino) che permette all’artista di riprodurre all’infinito la stessa immagine. Per eseguire uno stencil è richiesto l’uso di vernice spray.

La poster art invece è un manifesto artistico, una foto, un collage, intagliato anch’esso con un taglierino e incollato al muro o in altro supporto con colla di farina.

Sticker art sono gli adesivi che si trovano incollati sui pali della luce, sulle centraline telefoniche, sulle cassette postali, insomma ovunque.

Il muralismo è maggiormente conosciuto perché richiede l’utilizzo dei muri, delle pareti degli edifici.

La città di Bologna è come una torta tagliata a fette. Vi chiederete perché mai partire da quella fetta che appartiene a Porta delle Lame da cui si diparte via Azzo Gardino. Brevemente annoto che questa strada, dopo il recupero urbano, è diventata sede del Dipartimento di Filosofia e Comunicazione, quindi è frequentata da studenti che, inevitabilmente, lasciano il loro contributo sui muri. In base a ciò molti street artist si sono affacciati qui per le loro installazioni.

Un artista, in particolare, con l’acronimo di Ben Zeno, si è fatto notare da tempo perché qui, e in molte altre parti della città ha installato, replicandolo all’infinito, un ritratto eseguito con la tecnica stencil. Si tratta della faccina di un bambino con gli occhi spalancati e l’espressione spaesata. L’artista, con questo stencil, usa fare “guerrilla”, ossia usa questo modo non convenzionale per raggiungere l’obiettivo di diffondere un suo messaggio. Quale? Ben Zeno racconta che mentre selezionava alcune foto di casi clinici, durante una ricerca online, nota l’immagine di un bambino sordo dalla nascita a cui viene applicato uno dei primi auricolari uditivi esterni. Il bambino, nel momento in cui il suo timpano è colto per la prima volta dalle frequenze sonore, forse un fischio o una vibrazione, ha quell’espressione stupita, quasi traumatizzata che l’artista ha pensato di replicare ovunque, in città.

Il messaggio che dichiara di voler inviare è quello di un trauma collettivo legato allo stesso concetto del bombardamento usato dal marketing capitalistico.

La vernice utilizzata è monocolore, nero, per l’effetto replicante. Poi, diciamola tutta, i vari stencil, in generale, sono installati su muri privati, perché l’arte di strada, alla fine, se non è illegale non è nemmeno street art.

Dicevo: Via Azzo Gardino una strada, tanta arte. Percorriamola tutta e arriviamo circa a metà, dove troviamo il lungo muro di recinzione dell’asilo dell’infanzia Mago Merlino. Qui è rimasto, come per incanto, il fantasma dell’opera di un altro artista che a differenza di Ben Zeno utilizza la tecnica poster art. Il suo acronimo è Bifido-art. Questa installazione è stata eseguita nel 2015 per l’associazione Cheap street poster art festival che promuove varie manifestazioni artistiche a Bologna e non solo. Bifido lavora quasi esclusivamente con il paste-up. Prevalentemente utilizza uno scatto fotografico che poi stampa in grandi dimensioni su carta da incollare sui muri. Ed ecco che anche qui, per il muro dell’asilo Mago Merlino, prende a soggetto un nugolo di bambini e animali come in un grande gioco. Essendo l’arte di strada deperibile, dopo otto anni dalla sua creazione, su questo muro sono rimaste tracce di carta e colla che delineano bene quella che fu l’opera scenografica qui collocata. 

E per continuare con la tecnica paste-up, sul muro di un edificio, che in passato è stato un famoso hotel di Bologna, appare un’immagine fotografica installata di recente, a grandezza naturale, di un uomo in movimento voltato di spalle. L’artista che usa l’acronimo di Vantees è l’esecutore di poster art che affascinano e conquistano i bolognesi.

Ritrae persone in atteggiamenti umani. Fonte d’ispirazione è la folla anonima che incontra in strada e che insegue con la macchina fotografica o con la telecamera per immortalare le attitudini, le posture, i gesti. I soggetti, inconsapevoli, sono ripresi dal retro, nel momento in cui sono impegnati nei gesti quotidiani, come l’atto di trascinare un carrello dopo aver fatto la spesa, nell’insofferenza dell’attesa di un autobus, a smanettare sul telefono, oppure con la mente in sovrappensiero. Io vedo in questo una sorta di bellezza poetica.

Infine, sempre in Via Azzo Gardino, sulla parete esterna del Centro Sociale Giorgio Costa, è stato creato un murales dedicato a Umberto Eco. L’opera è stata installata nel 2019 su commissione dello stesso Centro Sociale. Molti discutono sul fatto che la vera street art è quella libera e illegale, quella che vandalizza, che occupa, ma sono solo opinioni. Generalmente i grandi murales installati sulle pareti degli edifici avvengono su commissione dei proprietari. Ed ecco che Umberto Eco, fondatore del primo corso di Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo (DAMS) e del corso di laurea in Scienze della Comunicazione ha il suo meritato murales. L’autore è Renato Ribeiro, uno studente che ha studiato all’Accademia delle Belle Arti di Bologna di nazionalità portoghese. In città, di lui, come accade per molti altri street artist, non vi sono altre opere o murales.

 

Bene, la nostra visita guidata è terminata. Il gruppetto di americani ha capito tutto, spero. Spero anche di aver fatto apprezzare loro questa fetta di strada tutta bolognese. Ho spiegato anche dal recupero dei vecchi edifici da cui è stato ricavato questo luogo meraviglioso in cui sono compresi il Cinema Lumière, la Biblioteca ‘Renzo Renzi cinema e fotografia’, il Giardino del Cavaticcio e il Mercato Ritrovato. Quindi saluto tutti e alla prossima. Bye bye.

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Le foto:

Le foto di questo articolo sono di Anna Patrizia Mongiardo
Elaborazione grafica immagine di copertina: emiliodoc