Con questo racconto di Franco Foschi su Bologna prosegue la collaborazione con l’Associazione ScriptaBO e gli Esercizi di scrittura del paesaggio emiliano-romagnolo, urbano e naturale: morfologie, mappe, antropologie e geografie emozionali. 

Quand’ero piccolo la mia città era piccola come me.

Quand’ero piccolo i camion giganti giravano per i viali di circonvallazione, io a bocca aperta fissavo quei mostri rumorosi paralizzato dalla paura.

Quand’ero piccolo il ghiacciolo costava 5 lire, ma soprattutto, arrivato in fondo, se sul bastoncino c’era scritto qualcosa ne vincevi subito un altro. Il brivido del fresco, e il brivido dell’emozione.

Quand’ero piccolo nella piazzetta della chiesa dei Servi di Maria facevamo grandi partite a pallone.

Quand’ero piccolo andavo spesso in centro a piedi per mano al mio papà, una bella passeggiata. Una volta, sotto a un portico, incrociammo un uomo di colore, e io ne rimasi molto impressionato: pensai che poteva essere Lothar, il fido servitore di Mandrake.

Quand’ero piccolo di fronte al cinema Rialto c’era una latteria, ci compravo delle piccole boccette di vetro con dentro del liquido colorato, scandalosamente dolce. Poi al cinema c’erano ancora i western.

Via Matteotti, anni '60 - Fonte: Wikimedia Commons
L'ultimo tram, 1963 - Fonte: Wikimedia Commons

 

Quand’ero piccolo ho avuto la mia prima bicicletta a 6 anni. Mio cugino, 9 anni, mi veniva a prendere, e ce ne andavamo ai Giardini Margherita tutto il pomeriggio, da soli. “Tornate quando comincia a far buio”, diceva mia mamma.

Quand’ero piccolo mi procurai con un bellissimo senso di sprezzo del pericolo dei giornalini di Zakimort e Satanik. Orgoglioso per quanto ero trasgressivo li nascosi in certi buchi della vecchia porta San Vitale dove ogni tanto si accucciano i piccioni. Che delusione, il giorno dopo non c’erano più.

Quand’ero piccolo in fondo al portico della chiesa dei Servi di Maria, quasi all’angolo con la piazzetta, c’era un banchetto, un signore vendeva libri e fumetti usati. Ci andavo, portavo i miei fumetti e lui me ne dava altri, che costavano la metà ma soprattutto valevano la metà. Quand’ero piccolo questa transazione mi sembrava ragionevole.

Quand’ero piccolo andare a trovare mia nonna era un’avventura. Prendevamo prima un autobus fino a piazza Malpighi, poi un lunghissimo filobus per Casalecchio. Un’ora e mezza per andare, un’ora e mezza per tornare.

Via Farini, anni '60 - Fonte: Wikimedia Commons
Piazza della Mercanzia, anni '60 - Fonte: Wikimedia Commons
Portico dei Servi, Strada Maggiore, anni '60 - Fonte: Wikimedia Commons

 

Quand’ero piccolo e mio padre mi portò per la prima volta in cima alla torre Asinelli mi teneva ben stretto: non c’erano mica le protezioni, alle merlature.

Quand’ero piccolo i Bagni di Mario non li conosceva nessuno, non erano ancora una meta storico-turistica. C’era un cancello di ferro storto e mezzo arrugginito, addentato dall’edera. Un calcio e si apriva. Laggiù, nel buio, nell’eco del nostro silenzio, le nostre candele tremolanti, esplorare i cunicoli era un’avventura fantastica, e la paura un’emozione strepitosamente viva, talmente forte che non era nemmeno paura, solo gioia di vivere.

Quand’ero piccolo baciai per la prima volta una bambina che si chiamava Silvana, nell’androne di un palazzo di via Torleone, col cuore a mille per paura che ci vedessero. Dopo, uno di cui non ricordo il nome mi chiese com’era stato, e io risposi “Boh”.

Quand’ero piccolo, al santuario di San Luca ci andai con la funivia.

Quand’ero piccolo feci una furiosa rissa sotto al portico di via San Vitale, davanti alla chiesa di Santa Maria della Pietà. Eravamo due chierichetti, lui mi volle punire perché non l’avevo lasciato servire messa come primo chierichetto. Ma non fu una rissa: non riuscivo a muovere un muscolo, mi teneva con una presa che mi inchiodava, e mi menava senza problemi. Nessuno ci separò, finché lui non si stancò di menare. Lezione ricevuta.

Quand’ero piccolo la mia mamma portava le sue calze a rammendare a una signora che se ne stava tutto il giorno in un negozietto di Strada Maggiore così minuscolo, ma così minuscolo, che una volta pensai che era una nana.

Quand’ero piccolo in via del Bersaglieri c’era la caserma dei bersaglieri (ma va’…): era bellissimo vederli arrivare correndo tutti insieme, a un ritmo perfetto, suonando la tromba.

Quand’ero piccolo avemmo finalmente una macchina, una Fiat 600. Per tornare da Casalecchio si guidava in centro: via Sant’Isaia, piazza Malpighi, via Ugo Bassi, via Rizzoli, Strada Maggiore fino a via Torleone, dove abitavamo. Tutto dritto, tutto in macchina.

VIa San Vitale, Bologna anni '60 - Fonte: Wikimedia Commons

Quand’ero piccolo in Montagnola c’era la vasca che c’è anche adesso, ma c’era l’acqua, e c’erano anche i pesci, e c’era anche un signore che affittava delle barchette, che tu facevi andare creando delle onde con le mani.

Quand’ero piccolo, all’inizio di via Fondazza, c’era una signora che vendeva le frittelle fatte con la farina di castagne. Se ne stava lì tutto il giorno, una specie di paratia di legno la proteggeva. Ho ancora la memoria gustativa precisa di quelle frittelle, e di quanto erano buone.

Quand’ero piccolo la neve a Bologna era davvero la neve. Andavo a scuola nei sentieri scavati in questa neve, che spesso era più alta di me.

Quand’ero piccolo avevo solo i calzoni corti, anche per tutto l’inverno. E solo delle scarpe nere di cuoio basse con i laccetti, e le portavo sempre coi calzini bianchi di cotone. Anche nella neve.

Quand’ero piccolo la mia città era piccola come me.

Quand’ero piccolo la mia città non sapeva che sarebbe diventata come ora. Piccola e diversa.

Quand’ero piccolo.

La mia città, Bologna.

In copertina: Notturno di Via Rizzoli, anni ’60 – Fonte: Wikimedia Commons