Il coraggio del BoXel

Il coraggio del BoXel è uno dei primi articoli della serie emiliodocTV: una nuova collaborazione tra emiliodoc e il progetto documentando. Si tratta di uno spazio dedicato a chi vuole scoprire di più sull’affascinante mestiere del documentarista, leggendo la nostra rivista, ascoltando le testimonianze di autori e registi, accedendo gratuitamente alla visione dei loro film e di molti altri disponibili su documentando.
Come nasce l’idea di questo film? La sua genesi?

Il documentario Il Coraggio del BoXel, Paolo Pasquini raccontato dal suo pilota, realizzato nel 2013, è nato dalla mia idea di documentare l’avventura visionaria dell’architetto bolognese Paolo Pasquini. Un’avventura che mi coinvolse totalmente.

Eravamo nell’agosto dell’89, Pasquini era cliente dell’azienda FG Devab (produzione di guarnizioni e minuteria metallica per trattori e autocarri, NdR) di proprietà degli amici Renato e Flavio Boldrin. Un bel giorno Paolo comunicò loro che aveva costruito un prototipo di vettura elettrica per le competizioni e che cercava un pilota. Flavio gli fece il mio nome, perché ero un appassionato a cui i genitori non avevano concesso di correre. Fu così che ci incontrammo nell’atelier dello Studio Pasquini.

Il documentario racconta il percorso nato proprio quel giorno e proseguito per anni, con lo scopo di poter figurare bene nelle competizioni con la scuderia di veicoli elettrici da competizione Green Turtle Team, ma soprattutto di mettere a punto e produrre il veicolo da cui discendeva la vettura da competizione: il BoXel, veicolo elettrico modulare geniale, pensato per la mobilità urbana e suburbana per il trasporto di cose e persone. Non mi resi subito conto che quella era un’impresa titanica per un piccolissimo produttore. Dobbiamo pensare che in quegli anni la mobilità elettrica non era affatto considerata, se non addirittura osteggiata.

Qual è la tua relazione personale /affettiva con il tema del film?

La mia relazione personale con il film è molto forte, perché sono uno dei protagonisti in questa giusta avventura che non scorderò mai.

Paolo Pasquini è stato per me più di un amico. Nonostante mi abbia fatto disperare per i suoi orari fuori dal mondo, mi permise di coronare il mio grande sogno di essere pilota. E fu anche un caro amico nei momenti più duri della mia vita.

Qual è stato il tuo approccio al tema? Quali scelte narrative e tecniche hai fatto?

Non era semplice raccontare questa storia. Mi è venuto in soccorso Zeno, figlio di Paolo, invitandomi a raccontarla dal mio punto di vista, dal mio ruolo: pilota, collaboratore e amico di Paolo.

Quali difficoltà produttive e distributive avete affrontato?

L’obbiettivo che avevamo non era certamente quello di realizzare un documentario per la grande distribuzione, ma semplicemente quello di ricordare Paolo e le sue idee e realizzazioni, soprattutto il BoXel, veicolo ancora insuperato per le sue doti pratiche ed economiche.

Le risorse tecniche erano poche, sono comunque riuscito a realizzare il film dividendomi tra i ruoli di sceneggiatore, regista, montatore e voce narrante.

Mi sono armato di buona volontà e sono riuscito a intervistare personaggi noti che lo avevano conosciuto, come Stefano Bonaga, Mauro Forghieri, Giannozzo Pucci. Ho fatto circa una trentina di interviste, girando mezza Italia. Siamo riusciti a fare tutto questo grazie al finanziamento dello Studio Pasquini e al crowdfunding.

Successivamente, per merito della Signora Pasquini, Agnese Cammelli, la vettura da competizione P.488 BoXel è stata esposta al Museo della Città di Bologna a Palazzo Pepoli e al Museo dell’Industria di Bologna.

Il documentario è stato selezionato da Biografilm Festival, Doc in Tour, Estate Doc e presentato in importanti eventi a Bologna e in molte scuole della regione grazie al progetto Doc a Scuola.

Perché secondo te questo film è attuale ancora oggi?

Credo che sia un film sempre più attuale, vista la tarda conversione della mobilità da endotermica ad elettrica innescata da qualche anno, nonostante l’Italia persegua ancora il “brum brum” dei veicoli inquinanti, e ancora non si sia presa a cuore e risolta la mobilità sostenibile nei centri abitati.

Il lungimirante Paolo Pasquini non solo aveva visto giusto, ma aveva creato materialmente la possibile alternativa, pulita e funzionale.

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Cine e video operatore, regista e montatore dal 1970. Pilota della mitica macchina da corsa elettrica Pasquini BoXel P488 S.

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