Cinema in buca: quando il cinema diventa incontro

Alla chiusura della stagione cinematografica, nei mesi estivi, il Circolo Cinema Amici del Vittoria di Loiano (BO) ha assicurato per anni una rassegna all’aperto, conosciuta come “Cinema in buca”.

La “buca” è un luogo evocativo. Un non-luogo, uno spazio di passaggio racchiuso tra le mura perimetrali del cinema, della Chiesa dei Santi Giacomo e Margherita e il muro della strada centrale del paese. Uno spazio antistante l’ingresso del Cinema Vittoria, abituato ad aprire le sue porte in autunno, inverno e primavera, e che nei mesi estivi affida al muro sbrecciato del campanile lo schermo per le proiezioni all’aperto.

La scelta del Circolo Cinema Amici del Vittoria nell’organizzare le rassegne è stata precisa: dare spazio ai produttori indipendenti e al documentario. Quest’ultimo ha portato nella programmazione del Circolo uno sguardo sulla realtà, sulla memoria e sui territori, offrendo al pubblico l’opportunità di conoscere storie, persone e luoghi attraverso testimonianze e immagini che hanno assunto nel tempo anche un valore di documentazione e di conservazione della memoria collettiva. Un pubblico, coltivato negli anni, che ha dimostrato di apprezzare questa proposta. Complessivamente, le serate più partecipate sono state proprio quelle dedicate ai documentari.

Già nel 2012 nell’ambito della Rassegna Cinema in Buca, non darci buca! Invitavamo gli spettatori della stagione in sala a continuare a frequentare il cinema estivo e a non perdere l’abitudine e la passione per film e documentari di qualità. In quell’estate il muro del campanile restituiva le immagini di Old Cinema, Bologna Melodrama di Davide Rizzo, un affresco sullo stretto legame tra i piccoli cinema del centro e la città di Bologna. Nello stesso anno proponemmo Buio in sala di Riccardo Marchesini, che già allora raccontava come, in Italia, 616 sale cinematografiche avessero abbassato le saracinesche, un lavoro di straordinaria attualità che anticipava il destino di tanti cinema resilienti, compreso il Cinema Vittoria, a conferma della necessità del nostro agire quotidiano per preservare questi luoghi di cultura, memoria e aggregazione.

Nello stesso anno il format della Buca attraversò, nell’ambito di Doc in Tour, anche i borghi di Loiano: Mezzanotte a Mosca di Pietro Medioli e Giovanni Coocconi con le storie rievocate dagli anziani abitanti dell’Appenino parmense nel centenario della morte di Verdi a Roncastaldo; L’uomo che sconfisse il boogie: le avventure di Secondo Casadei di Davide Cocchi all’Anconella, e Al Cusna, le radici del canto, la memoria del cuore di Elisa Mereghetti e Marco Mensa a Loiano. Nel 2013, in collaborazione con l’Associazione DER – Documentaristi Emilia-Romagna la rassegna estiva si concentrò sulla “Capacità di immaginare il futuro”. Proiettammo Villaggio Eni, un piacevole soggiorno nel futuro di Davide Maffei, Il coraggio del Boxel di Andrea Pavone Coppola e Il pioniere del wireless, Guglielmo Marconi 1874-1937 di Enza Negroni.

A distanza di tredici anni, inutile dirlo, vengono quasi i brividi: quelle scelte ci appaiono oggi sorprendentemente attuali. Il villaggio Eni raccontava un’idea di futuro nella quale energia, lavoro, innovazione e qualità della vita sembravano procedere insieme, in un’Italia che guardava alla modernizzazione come a una possibilità concreta di crescita e di emancipazione. Oggi, con l’emergenza climatica e la necessità di ripensare le politiche dell’energia, con il ritorno al centro del dibattito delle relazioni energetiche internazionali e il Piano Mattei, e con l’invadenza sempre più pervasiva del digitale, quelle domande sul futuro sembrano molto attuali. Forse è proprio questa la forza del cinema documentario: raccontare un’epoca e, senza saperlo, lasciare immagini e interrogativi che molti anni dopo tornano a parlarci del nostro presente.

Le “Storie di acqua” hanno accompagnato l’estate del 2016 con Acqua Chit Ven, Sorgenti e correnti dell’Appennino, Ritratto di Altinè nella stagione secca e Le Acque di Chenini, ancora di Elisa Mereghetti e Marco Mensa. La serata conclusiva della rassegna si trasformò in un appuntamento curioso e originale: una vera e propria degustazione delle acque delle fontane del territorio loianese. Un’esperienza che restituì i risultati delle analisi chimiche delle “nostre acque”, realizzate dalla nostra socia e amica Giulia Benvenuti, affiancandoli a un vero e proprio percorso sensoriale dedicato al sapore, alla digeribilità, alla sapidità e alla mineralità delle diverse acque. E così, quella sera, tutti bevvero cinque o sei bicchieri d’acqua, confrontandone caratteristiche e differenze. Per una volta, a Loiano, invece del vino si degustava l’acqua. Nell’anno successivo abbiamo proposto “Storie di vita”, con Caro Lucio di Riccardo Marchesini, La terra dei Motori di Pierluigi De Donno e Uomini proibiti di Angelina Fiore. Tre documentari molto diversi tra loro, ma accomunati dalla volontà di raccontare persone, luoghi e percorsi esistenziali.

Dopo il silenzio e la distanza imposti dalla pandemia del 2020-2021, emerse ancora più forte il desiderio di riportare il cinema sul grande schermo e, soprattutto, di tornare a stare insieme. Il Circolo scelse così di proseguire con le proiezioni all’aperto, in spazi più ampi, trasformandole nuovamente in occasioni di incontro e condivisione. Il filo conduttore fu la musica, con Whiplash di Damien Chazelle, Sing di Garth Jennings, Bohemian Rhapsody di Bryan Singer e Amadeus di Miloš Forman. A completare il programma di nuovo un documentario evocativo, I Biasanot di Paolo Muran, storie di notti bolognesi, di musicisti, giornalisti e altri sciagurati di una città che non andava mai a letto. Fu una serata particolarmente significativa: tra quelle immagini e quelle storie, diversi loianesi di quella generazione si ritrovarono, riconoscendosi in una Bologna e in una stagione della vita che appartenevano anche alla loro memoria.

Seguirono nel 2024 altri momenti dedicati alla musica con La montagna bolognese e la Romagna, concesso dalla RadioTelevisione Svizzera e realizzato in collaborazione con l’Associazione E Bene Venga Maggio. Una serata seguita da musica e balli dei suonatori della Valle del Savena, in un incontro tra cinema e cultura popolare locale. L’anno seguente la proposta ha spaziato dalla commedia ebraico-francese Train de vie di Radu Mihăileanu a Good Bye, Lenin! di Wolfgang Becker, fino all’animazione di Elemental di Peter Sohn, pensata anche per i più piccoli e per coltivare gli spettatori di domani. La serata conclusiva ospitò un’anteprima del Festival Mente Locale, Visioni sul territorio, rafforzando ulteriormente il legame con l’Associazione CartaBianca.

La “Buca” delle chiacchiere prima delle proiezioni, dei sorrisi nel chiarore dello schermo e i non meno importanti commenti finali, che hanno accompagnato gli incontri con gli autori. Pochi sono stati gli spettatori che hanno lasciato la Buca subito dopo la fine della proiezione perché la curiosità e il piacere di dialogare e ascoltare ha prevalso sui tempi contati del ‘vado via che domani devo fare’, a conferma che il tempo passato insieme è tempo ricco e prezioso.

Le proiezioni all’aperto, in uno spazio conosciuto e informale, ma curato nell’allestimento e nell’organizzazione, hanno confermato come il cinema proposto con queste modalità possa contribuire a rafforzare l’identità di una comunità. Ha certamente contato la linea data nella programmazione, con un’attenzione a temi trasversali di interesse: territori e persone. L’esperienza ci ha insegnato che non è soltanto una questione di cosa si proietta, ma anche di come lo si propone. Tutti, in qualche modo, si sono sentiti parte della serata. 

Vi è stata la possibilità di dialogare apertamente, prima e dopo la proiezione, con gli autori, i registi, i fotografi e i protagonisti e di attardarsi al termine della proiezione per condividere un bicchiere di vino e una fetta di torta, sapientemente preparata da un gruppo di meravigliose mamme e spettatrici che, immancabilmente, non aspettavano altro che chiederci (bimbe o ragazze a seconda dell’epoca): «Vi faccio una torta per giovedì?». Abbiamo vissuto momenti di convivialità semplice e spontanea, forse irripetibili nella loro informalità. Momenti che raccontano un modo di vivere il cinema fatto non soltanto di opere, ma anche di persone che hanno voglia di conoscere, incontrarsi e confrontarsi. Un modo di stare insieme che oggi rischia di lasciare sempre più spazio a procedure e formalità, capaci talvolta di spegnere proprio quella spontaneità che rende un’esperienza autenticamente comunitaria.

Con queste riflessioni si è chiusa anche la rassegna dell’estate torrida del 2026. Anche quest’anno abbiamo aggiunto nuove storie al nostro bagaglio di conoscenze, emozioni e riflessioni, condividendole con il nostro amato pubblico della sala e della Buca. E forse è proprio questo il senso più profondo di “Cinema in Buca”: portare il cinema fuori dalla sala, sotto le stelle, e trasformare una proiezione in un’occasione per incontrarsi. Perché quando le luci si accendono e lo schermo si spegne, la serata non è ancora finita: restano le parole, gli incontri, la cordialità e la voglia di ritrovarsi il giovedì successivo, o prossimamente al Cinema.

Ma questa è un’altra storia ancora.

Nota: tutte le immagini di questo articolo si riferiscono alle serate di Cinema in buca organizzate dall’Associazione Amici del Vittoria di Loiano.

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Con oltre 25 anni di esperienza nella cooperazione internazionale, maturata in numerosi Paesi tra Africa, Medio Oriente, Asia e America Latina, Katia ha sempre mantenuto un forte legame con il territorio in cui vive. A Loiano è attiva nel Circolo Cinema Amici del Vittoria, dove contribuisce alla progettazione, gestione e organizzazione delle iniziative.

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