Gli amici del Vittoria

Con quest’articolo sulla piccola grande storia del Cinema Vittoria di Loiano si apre un ciclo dedicato alla ricerca di quelle sale per lo più singole e a conduzione autonoma, che siano di provincia, o “nascoste” fra i tessuti urbani delle città dell’Emilia-Romagna. Sale che ancora resistono all’affermarsi impositivo delle grandi catene di distribuzione e dei multisala. Spesso queste realtà singole, sempre più rarefatte, nascondono storie di vera passione e desideri identitari che, non escludendo le novità e il bisogno di rinnovamento, sono espressione della volontà di mantenere una visione più ampia sull’arte e sulla cultura in “35 millimetri”.

Interviste, narrativa, se possibile anche aneddoti e nuove idee per il futuro, tutte cose (ed ogni forma è lecita) attraverso le quali cercheremo di scoprire come e se la produzione documentaristica possa trovare nuovi spazi di fruizione. Questi cinematografi che ancora godono, sebbene in forma precaria, di una vita autonoma, possono diventare sempre più il luogo dove far conoscere le opere della produzione indipendente, ma non solo. Per riflesso diverrebbero il luogo della libera scelta di un pubblico che ancora vuole sentirsi svincolato dalle proposte economicamente programmate delle grandi industrie, che sempre più stanno spingendo, quasi obbligando, le persone a pagare abbonamenti e a rinchiudersi nelle proprie case. Come già cantava Franco Battiato non pochi anni fa, anche questi cinematografi possono essere un valido aiuto per sconfiggere quella rassegnazione che ci prefigura un futuro di “divani abbandonati a telecomandi in mano” e al ridursi in meri consumatori di “storie di sottofondo” di coloro che un tempo nell’audiovisivo cercavano, e trovavano, emozioni, senso critico, informazione e immedesimazione, e che per questo venivano chiamati “gli spettatori”, ossia, coloro che guardano con occhi propri. Ma veniamo al Cinema Vittoria…

Una sala con una lunga storia

Non è facile stabilire con precisione quando il Cinema Vittoria abbia fatto la sua comparsa in paese, né è altrettanto facile trovarlo, mentre si percorrono le strette strade lastricate di Loiano, ad una trentina di chilometri da Bologna, sull’antica via della Futa che conduce in Toscana.

Alcuni indizi storici e testimonianze orali portano indietro il tempo agli anni immediatamente successivi alla Grande Guerra, all’epoca del cinema muto, e ad una saletta riadattata al primo piano di un ex convento dove, ad accompagnare le proiezioni, doveva esserci pure un pianoforte per il commento musicale.

È passato circa un secolo da allora, e in tutto questo tempo l’inquieto cinema di paese, per sopravvivere, ha cambiato volto e sede innumerevoli volte. È passato dal convento ad un edificio scolastico, bombardato nel ’44, ad una casa cantoniera rappezzata dagli Alleati e, infine, grazie all‘opera caparbia del parroco “cinefilo” Don Guerrino Turrini, è ritornato nei pressi dell’area dove sorgeva l’ex convento.

Giunge il 30 maggio 1948, giorno dell’inaugurazione della sala affiliata all’A.C.L.I. con il nome definitivo di Cinema Vittoria. L’affluenza al nuovo cinematografo è altissima nell’epoca delle major e delle grandi star americane. A Don Turrini non era certo sfuggita la funzione didattica del mezzo, ma soffriva per non aver mano libera nella scelta dei film da proiettare. Era convinto che il cinema dovesse sostenersi con l’affluenza degli spettatori e che un metro troppo rigido nella programmazione potesse facilitare l’apertura di un’altra sala con programmi “più popolari”.

Preoccupazioni d’altri tempi se si considera che il Vittoria è uno degli ultimi cinema di provincia sopravvissuti a sud di Bologna e che, ad oggi, ben altre sono le programmazioni che permettono la sopravvivenza di queste piccole e quasi misconosciute realtà locali.

Il cinema fa rete

Le proiezioni “più popolari”, in prima visione, sono ormai in gran parte prerogativa delle realtà in multisala dei grandi capoluoghi; le poche sale di provincia che sono riuscite con notevole sforzo finanziario a superare lo scoglio del passaggio al digitale, si sono spesso dovute orientare verso un’offerta differenziata. Non proprio di nicchia, ma una ricerca consapevole della necessità di tornare ad offrire, attraverso molteplici approcci, curiosità, riscoperte ed interessi, motivi d’incontro e discussione. Tutti elementi vitali, soprattutto in questi luoghi, dove tali offerte e opportunità sarebbero tutt’altro che a portata di mano.

E così, il piccolo Cinema Vittoria, duecentocinquanta posti appena, che per trovarlo bisogna quasi stanarlo, dietro alla chiesa, sotto al campanile, passando per un misterioso cunicolo, ha ritrovato la sua ragione di esistere nella forza di aggregazione della cultura, e tutto questo grazie allo spirito propositivo dei suoi “testardi” volontari. Nasce con essi il Circolo Cinematografico Amici del Vittoria, promotore di innumerevoli iniziative e collaborazioni. Fra queste quella con la Cineteca di Bologna, gruppi di musica e di teatro e, non ultime, le scuole di diverso grado dei Comuni di Loiano e Monghidoro.

Progetti con le scuole

Un importante lavoro di alfabetizzazione audiovisiva, supportata da Mibact, Miur e realizzato in collaborazione con singoli produttori che operano sul territorio, ha permesso ai giovani di avvicinarsi con maggior consapevolezza al mondo mediatico nel quale sono immersi.

Spaziando fra rassegne tematiche, incontri con gli autori e laboratori audiovisivi si è dato vita a percorsi formativi e progetti che hanno portato alla produzione di veri e propri documentari e cortometraggi. Un lavoro che ha dato i suoi frutti anche successivamente, poiché sono molti i ragazzi che hanno continuato a coltivare questi interessi. Avvicinandosi alla realtà “fisica” e socializzante del “buon vecchio cinematografo” vi è stata così la ri-scoperta di un mondo che, attraverso varie forme di comunicazione (non solo virtuali, quindi, e tutt’altro che fini a se stesse), parla del passato, del presente e del futuro di qualsiasi generazione.

Da alcuni anni il vecchio e il nuovo sono tornati ad incontrarsi attraverso il recupero del cineforum, tipico fenomeno degli anni sessanta-settanta, con la presentazione di film e documentari di recente produzione, ma anche grazie al sempre più ricco Archivio Fotografico e Documentale, nato allo scopo di raccoglie e conservare, materiali e testimonianze utili a mantenere viva la memoria storica del paese attraverso varie forme di divulgazione.

Quando le luci si spengono

Dalle rassegne documentaristiche estive all’aperto, chiamate nel loro piccolo Cinema in buca, gli orizzonti sono andati allargandosi, grazie alla continua presenza di registi, produttori e protagonisti di quella che si è rivelata una vivace fucina di idee e di nuovi progetti.

Ma più di ogni altra cosa è sempre un segno a contare veramente, quello che rimane da un’esperienza vissuta. Quando le luci si spengono sulle file rosate delle poltrone, dietro alla vetrata dell’ingresso, sulla biglietteria, sulle locandine appese alle pareti, quando le voci del pubblico si diradano disperdendosi in saluti e apprezzamenti sulla via di casa e il pensiero ritorna alle immagini e ai suoni del grande schermo.

Qualcuno ricorderà, forse per sempre, le parole di saggezza rilasciate a fine serata da Gregoria, la giovanissima protagonista de La regina di Casetta; altri la voce limpida ed echeggiante fra i monti di Mara, cantante degli Ustmamò, in Al Cusna; o forse ancora quel particolare clima di festa e la superficie sbrecciata del muro di quel borgo, sul quale il cinema itinerante proiettò L’uomo che sconfisse il boogie. Si può anche sorridere ripensando a quel buffo prototipo di auto elettrica, protagonista ne Il coraggio del Boxel, e che tutti ci lasciò ammaliati, mentre allontanandosi veloce, ronzava via lungo le strade lastricate del paese, come una fantasmagorica macchina del tempo, sotto a finestre accese e solitarie nel cuore silenzioso della notte.

Un momento di letture di poesie dedicate alla luna, all'interno di un percorso itinerante sui sentieri di campagna e in piccoli borghi. Bibulano Borgo (Loiano), giugno 2021

In copertina: Don Guerrino Turrini assiste alle riprese del film ‘Teresa’ di Fred Zinnemann. 1950 – Scascoli (Loiano). Fonte: Archivio Fotografico Circolo Cinema Amici del Vittoria

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Scrittore, disegnatore, amante delle buone compagnie. Collabora con l'Associazione Amici del Vittoria.

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