Protagonist*: i fonici di presa diretta

Le cinque domande parallele della rubrica Protagonist* di questo numero sono riservate ai fonici di presa diretta. Rispondono Enrico Medri  e Francesco Piazza.

Da quanto tempo lavori come fonico di presa diretta? Ci puoi dire qualcosa su come hai iniziato a fare questo lavoro?

Enrico: Durante il DAMS a Bologna, negli anni ’90, ho frequentato un corso professionale per filmmaker, durante il quale ho fatto le prime esperienze in video making, un po’ in tutti i ruoli. Al termine del corso, ho iniziato a collaborare con piccole società di produzione video, cominciando sul campo a specializzarmi nella presa diretta, confrontandomi con ogni genere di prodotto audiovisivo, dalle troupe ENG ai film aziendali, dagli spot pubblicitari ai documentari. 

Parallelamente, mi sono avvicinato al mondo della fiction, dapprima su cortometraggi di produzione per lo più bolognese, per poi “debuttare”, nel 1999, come fonico di presa diretta del film La mucca magnetica, della Bradipo Film, un lungometraggio in pellicola 16mm girato tra Bologna e la Val di Scalve, nel bergamasco.

In seguito, il mio percorso professionale si è dispiegato parallelamente tra fiction cinematografica e televisiva e documentari.

Francesco: Il suono, sin da piccolo, ha suscitato in me tanta curiosità, sono cresciuto con il giradischi di mio padre, che ogni domenica mattina suonava i Weather Report, i Pink Floyd e i Tangerine Dream. La mia curiosità non era legata solamente alle canzoni, ma al suono che si diffondeva dall’impianto hi-fi. Nel 2015 mi formo come sound engineer presso la Fonoprint con il maestro Maurizio Biancani. Parallelamente prendo parte al progetto culturale dell’Associazione Humareels come tecnico del suono. 

Fu proprio questa esperienza ad avvicinarmi al mondo cinematografico. Con Alessio Festuccia, collega e sound designer, comincia la ricerca nel settore, scambiandoci pareri e approfondimenti. Partecipo al corso Demetra della regione Emilia Romagna Sound engineer per l’audiovisivo con il maestro Marco Biscarini e Luca Leprotti, dove affino le tecniche e le mie conoscenze, senza dubbio un corso di alta formazione. La vera scintilla scatta sul set del mio primo documentario Cent’anni di corsa di Domenico G. S. Parrino, dove firmo il suono in presa diretta.

 

Quali sono secondo la tua esperienza i principali punti di forza e di debolezza della produzione audiovisiva nella nostra regione?

Enrico: Lavorando solo sul set, al momento delle riprese, e prevalentemente con produzioni di fiction, trovo che i membri della troupe della nostra regione abbiano un livello di professionalità molto alto, accompagnato da molto entusiasmo e grande disponibilità. Essendo cresciuto professionalmente sui set, credo molto nella formazione “sul campo” e nella possibilità di migliorarsi acquisendo competenze grazie al confronto con altri professionisti. Credo che i corsi di formazione debbano essere un primo passo, un primo approccio alla “materia”, ma nulla può sostituire l’esperienza pratica e il confronto con i problemi reali che solo un set pone (fiction o documentario, in questo si equivalgono).

Per chi fa presa diretta in Emilia Romagna, un grosso limite è l’assenza di service locali in grado di noleggiare apparecchiature audio professionali. Questo comporta che si debba possedere un equipaggiamento minimo per poter far fronte alle richieste delle produzioni, soprattutto se un lavoro viene proposto con poco preavviso, ma a volte questo non è sufficiente.

Francesco: Vivo a Bologna da nove anni e l’Emilia Romagna è la mia seconda casa. Qui ho trovato professionisti di altissimo livello e colleghi da cui attingere preziosi consigli e suggerimenti. Non è facile stilare una lista di punti di forza e di debolezza. Il reparto del suono, stando alla mia esperienza, spesso deve adattarsi, risolvere problemi e addirittura prevenirli. Questo per me è stato anche un punto di forza e di crescita, in quanto mi ha spinto a migliorare dal punto di vista del problem solving, mantenendo un livello di attenzione molto alto. 

Mi piacerebbe che la stessa attenzione rivolta alla cura per la composizione fotografica fosse rivolta anche al suono e ai fattori che lo caratterizzano. Collaboro con l’Accademia Nazionale del Cinema di Bologna come supervisore del suono in presa diretta. Ogni volta che seguo gli alunni sul set, per la realizzazione dei loro cortometraggi, li spingo a pensare oltre l’immagine, oltre l’estetica, insegnando a sviluppare una sensibilità sonora che permetta loro di amplificare e curare tutti gli aspetti che compongono una scena.

Qual è il tuo rapporto con le realtà regionali? lavori prevalentemente con società emiliano-romagnole o anche con società nazionali ed estere?

Enrico: Anche se ho scelto di rimanere a Bologna per ragioni familiari e per la qualità della vita, professionalmente sono spesso portato a lavorare fuori regione e saltuariamente all’estero. Credo di aver collaborato con gran parte delle società di produzione che operano, o hanno operato, in Emilia Romagna. Negli anni, mi è capitato di realizzare la presa diretta di documentari un po’ in tutta Italia e poi a Rodi (in Grecia), in Palestina e persino a Zanzibar. 

Sui set delle fiction, invece, mi sono trovato per due volte nella Bologna del 1945, sul Golgota, eccezionalmente ambientato in Sardegna, a Casablanca ospite di una guaritrice marocchina, nella savana del Kenya insieme a un medico che fuggiva dalla “vita facile”, in auto con tre ragazzi romagnoli nella Romania di Ceausescu del 1989, in viaggio nell'”est” incorrotto dal capitalismo prima che questo crollasse insieme al Muro di Berlino.

Francesco: Essendo un libero professionista non sono vincolato a società residenti in regione. Lavoro con realtà produttive emiliano-romagnole, ma anche con produzioni nazionali e internazionali. Nel 2019 curo il suono in presa diretta del film The Grand Bolero di Gabriele Fabbro, film girato tra Lombardia e Piemonte per Bedeschi Film; nel 2021 La macchia d’inchiostro di Ciro Valerio Gatto, girato prevalentemente in regione Emilia-Romagna per Ethnos e Mammut Film. 

Sempre nel 2021 intraprendiamo le riprese del documentario Tanta Strada di Orso Rosso Film per Rai Documentari, con la regia di Lorenzo K. Stanzani: un viaggio in bicicletta che attraversa l’Emilia-Romagna dai monti piacentini fino alla foce del Po. Successivamente collaboro con una produzione statunitense per la realizzazione del film Alone in Venice, regia di Hong Juei per Jules East Productions LLC, girato interamente a Venezia.

Ci puoi raccontare qualche documentario o altri progetti particolarmente interessanti a cui hai collaborato?

Enrico: In ambito documentario, pur essendo una produzione di molti anni fa, non posso non ricordare Guerra, di Pippo Delbono, prodotto da H film di Milano, che fu premiato col David di Donatello come miglior documentario italiano nel 2004. Oppure la serie di documentari sulla via Emilia, prodotta da Movie Movie di Bologna, con la regia, tra gli altri, di Giuseppe Bertolucci e Davide Ferrario. Ma anche una esperienza più piccola, apparentemente marginale in un curriculum professionale, come la realizzazione di un filmato aziendale per Camst, grazie alla quale ho avuto l’occasione di conoscere Roberto Morgantini, animatore delle Cucine Popolari di Bologna, rientra a pieno titolo tra le cose per le quali sono grato al mio lavoro.

Francesco: Io nasco con il documentario, dove si percepisce una tensione emotiva crescente nel raccontare una storia, vivendo un’esperienza umanamente formativa, che coinvolge la troupe, il soggetto, il paesaggio. Non c’è nulla di scritto e nulla che si possa prevedere con certezza. Il documentario ti lega in modo profondo alle storie, perché le vivi in prima persona. La fiction è diversa: quello che adoro dei set di fiction è la concentrazione in cui mi calo, una sorta di altra dimensione dove il mio ruolo è quello di esaltare le capacità attoriali e i dettagli sonori che compongono una scena. Scrivere il suono per immagini richiede molta cura e concentrazione, abilità che si affinano con l’esperienza e la costanza.

Particolarmente interessante e impegnativa è stata la realizzazione del film The Grand Bolero. Le prime due settimane abbiamo girato in una chiesa a Lodi, nel periodo del lockdown, in una situazione surreale. Gestire al meglio le grandi aree della chiesa con i suoi lunghi riverberi mi ha portato a trovare soluzioni creative e tecniche di microfonazione come i plant mic.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Enrico: Gli ultimi lavori per i quali ho realizzato la presa diretta sono lungometraggi di fiction attualmente in fase di post produzione o in attesa di essere distribuiti. A fine 2021 ho iniziato un documentario su un pittore del ‘900, ma al momento la produzione si è dovuta interrompere perché le opere che stavamo filmando sono state sequestrate dai Carabinieri perché si sospetta siano dei falsi! Sembra la trama di un film e chissà non lo possa diventare in futuro!

Francesco: Ho diversi progetti in cantiere per questo 2022. In fase di post-produzione due documentari e un cortometraggio di fiction, alcuni ancora in lavorazione e un progetto molto importante in pre-produzione che partirà a settembre 2022.

Uno di questi si svolgerà lontano dal set: sto curando la sonorizzazione in quadrifonia per un documentario sperimentale. Spesso sono in giro per l’appennino Tosco-Emiliano alla cattura di suoni della natura per la composizione “musicale” di questo progetto.

In copertina: Enrico Medri e Francesco Piazza.

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