Protagonist* / i montatori

Interviste doppie a protagonist* del mondo del documentario in Emilia-Romagna.

Continua la serie iniziata nello scorso numero con l’intervista a Serena Gramizzi e Ilaria Malagutti. In questo numero poniamo cinque domande parallele sul loro lavoro ai montatori Paolo ‘Sbrango’ Marzoni e Leonardo Alberto Moschetta, entrambe attivi a Bologna.

Quale è stato il tuo percorso, di studi e professionale, per arrivare a fare il montatore? Quali sono state le esperienze più importanti per diventare quello che sei ora?

Paolo: Sono stato fortunato, ho iniziato molto presto con amici che avevano una cooperativa a Fermo, l’Officina delle immagini. Poi durante l’Università ho fatto un colloquio per un corso di formazione lavoro e mi hanno selezionato come montatore, era l’86. Ci pagavano per studiare e produrre, per 24 mesi ho lavorato per un consorzio di Ancona dove ho potuto imparare da maestri famosi come Luigi Di Gianni, e da grandi montatori e direttori della fotografia. In 24 mesi abbiamo prodotto 24 documentari sull’entroterra di Senigallia e frequentato corsi con professionisti che ci guidavano. Con questa opportunità ho lasciato l’università (studiavo informatica a Pisa) e ho iniziato il mio percorso. In questo gruppo di lavoro eravamo due figure per ogni ruolo, due montatori, due DOP eccetera. Con me c’erano anche Fabio Sabbioni e Monica Ghezzi di Bologna, ed è stato lavorando con loro che mi sono trasferito e qui ho iniziato a collaborare con Fortuna Film e poi FilmMaster Clip, con Luca Bitterlin e Ambrogio Lo Giudice. Ho fatto di tutto, dal runner in su, anche l’aiuto scenografo di Giancarlo Basili e Leonardo Scarpa. Lo Giudice poi mi ha dato l’opportunità di lavorare finalmente al montaggio, e nel 1992 ho montato il mio primo videoclip importante, Penso positivo di Jovanotti, il primo video in italiano selezionato agli MTV Awards. Da lì in poi ho fatto solo il montatore. Poi nel ‘94 con Giorgio Diritti abbiamo comprato una delle prime macchine per il montaggio in digitale.

Leonardo: Sono pugliese. Mi sono trasferito per studiare Tecnologia della Comunicazione Audiovisiva e Multimediale alla Facoltà di Lettere a Ferrara; era un percorso non solo teorico ma anche molto legato alle applicazioni pratiche e ai laboratori. Poi ho fatto due anni di specialistica al DAMS di Bologna in Cinema, Televisione e Produzione multimediale. Quello che mi ha fatto iniziare davvero questo lavoro è stato lo stage formativo della laurea specialistica, sono arrivato in FreeU, e nel 2014 ho rilevato l’attività che adesso è mia e di Alessandro Paci. Quando sono entrato FreeU lavorava prettamente in ambito industriale e pubblicitario, mentre io e Alessandro abbiamo continuato a lavorare in campo pubblicitario, ma aprendoci anche a progetti autoriali, film di fiction, documentari.

La tua base è in Emilia-Romagna, ma quanto del tuo lavoro si svolge su questo territorio? Con chi le principali collaborazioni in regione?

Paolo: Per molto tempo ho lavorato a Milano per la pubblicità e ho fatto serie TV a Roma. Ma ho fatto la scelta di vivere qui, perché si sta meglio e ho anche sempre pensato che sia un territorio che offre grandi opportunità e possibilità di crescita. Alla fine degli anni ‘80 e nei primi ‘90 intorno a Bitterlin e Lo Giudice sono cresciute grandi opportunità per il videoclip e la pubblicità. In seguito c’è stato un momento di calo in Emilia-Romagna, ma poi con lo sviluppo del digitale e dei film a basso costo e con l’istituzione del Film Fund e della Film Commission regionale le opportunità sono aumentate. Ora lavoro con tantissimi soggetti sul territorio, oltre a fare parte di due società, la cooperativa Maxman, nata a Fermo ma che si è sviluppata a Bologna fin dalla seconda metà degli anni ’90 e la neonata Codalunga, che ho fondato con Giulia Giapponesi.

Leonardo:  Più della metà del nostro lavoro si svolge sul territorio dell’Emilia-Romagna; in particolare sul documentario e sui corti di fiction, anche per scelta. Se possiamo scegliere tra progetti locali ed extraregionali, preferiamo concentrarci su quelli del territorio. Non abbiamo mai pensato seriamente di trasferirci. Alla fine stando a Bologna si riesce sia a lavorare sul locale sia a gestire progetti nazionali… e forse c’è anche meno concorrenza che a Roma o a Milano.

E al di fuori del territorio regionale, quali sono state le collaborazioni più interessanti e proficue che hai avuto?

Paolo: In passato ho lavorato con tanti soggetti, dalla Taodue di Valsecchi alla Fandango di Procacci, alla FilmMaster a Milano. Al momento lavoro sul nostro territorio; molte delle produzioni che vengono qui a girare però non lavorano qui sulla post-produzione, e questo è un tema su cui i bandi regionali potrebbero migliorare.

Leonardo: Tutto il nostro lavoro in campo pubblicitario, che è tanta parte della nostra attività, si svolge su commissioni soprattutto provenienti dalle case di produzioni milanesi. FreeU lavora anche sui set, ma il mio lavoro di montatore si svolge comunque in studio a Bologna. Sui progetti d’autore, ho lavorato al montaggio di Napoli velata di Ozpetek per R&C Produzioni e L’ultimo paradiso di Rocco Ricciardulli per Netflix. Di recente ho lavorato sull’opera prima di Marco Della Fonte, il regista per cui avevo già montato A Soul Journey, un bel documentario sul Porretta Soul Festival che ha vinto molti premi in giro per il mondo. Il suo film è un progetto in cui sono entrato presto, fin dalla sceneggiatura, e ho condiviso in maniera approfondita tutto il percorso creativo. E’ una storia che mi è piaciuta subito. Ne è uscito un bellissimo film, che spero sia presto distribuito.

Pensi che la pandemia abbia cambiato il tuo lavoro? E se sì, in che termini?

Paolo: Non penso che sia cambiato il lavoro in termini qualitativi; il montaggio è una cosa che si fa indipendentemente e anche a distanza. Durante la pandemia i set si sono fermati, certo, ma molto meno rispetto ad altri settori, qui c’è stato un calo ma non così drastico. Quel che è cambiato è forse che si è capito che si può lavorare anche a distanza, con i registi e le case di produzione; lo si faceva anche prima, ma questa situazione con la pandemia si è amplificata.

Leonardo: La pandemia ha cambiato il modo di lavorare rispetto alla collocazione spaziale delle persone, Per tutto il 2020 non abbiamo avuto quasi mai persone in studio, ma ho fatto tutto il lavoro a distanza. Ci siamo attrezzati con una regia streaming che ci permette di condividere in tempo reale il flusso video dai software di editing e far seguire il montaggio come se si fosse in studio. Anche in campo pubblicitario ora si lavora in questo modo. Per L’ultimo Paradiso, con il regista Ricciardulli e il produttore Riccardo Scamarcio, dopo aver lavorato nei primi tempi tutti insieme in Puglia, abbiamo finito di montare durante il lockdown, a distanza. Credo che questo cambiamento abbia dimostrato anche ai più scettici che si può lavorare bene anche in remoto, e questo in termini di costi, spostamenti e qualità della vita incide molto.

Qual è l’ultimo lavoro che hai concluso, e quale sarà la prossima avventura?

Paolo: Gli ultimi lavori di cui siamo molto felici sono EST, che ha avuto molto successo, anche se è uscito all’inizio della pandemia. Poi Benelli su Benelli di Mignucchi per Genoma Films; Una sconosciuta che ora ha vinto il Terra di Siena Film Festival, prodotto da Fair Play, e Nove mesi dopo, di cui ho fatto anche la regia con Vito Palmieri e Mariagrazia Contini. Ora stiamo lavorando con Emilio Marrese a un film difficile e bellissimo su Pasolini a Bologna, Il giovane corsaro. Racconta di come il periodo bolognese abbia influito sulla sua poetica. Con Giulia Giapponesi stiamo lavorando a un film su Guercino, Uno su Cento, che ha subito interruzioni per la pandemia. E con Francesca Zerbetto e Dario Zanasi a un film sulle biblioteche bolognesi e sui loro frequentatori, Liber Paradisus, anche questo a lungo bloccato per la pandemia.

Leonardo: Oltre a quello già citato di Marco Della Fonte, sto ultimando due documentari, uno prodotto da noi di FreeU con la regia di Giulio Filippo Giunti sul territorio delle Terre di Castelli, nel modenese, e l’altro con Taiga Film per la regia di Luca Bedini, un documentario in due puntate per History Channel sulla storia dell’HIV in Italia.

In copertina: Leonardo Alberto Moschetta e Paolo “Sbrango” Marzoni 

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Associazione culturale con sede in provincia di Bologna. Sviluppa progetti sul racconto del territorio, la mappatura culturale e creativa, la biografia e la microstoria.

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