Mara Redeghieri: canto e memoria

Mara Redeghieri, eclettica vocalist dello storico gruppo musicale Ustmamò, vive e lavora in un piccolo paese dell’Appennino Reggiano. Tra queste montagne Mara ha sempre ritrovato la sua ispirazione e il suo senso di appartenenza.

Nel 2012 abbiamo realizzato insieme a Mara il film documentario Al Cusna – le radici del canto, la memoria del cuore, in cui si raccontava la sua esplorazione del repertorio letterario e musicale delle valli dell’Enza, del Dolo e del Secchia.

In quel lungo percorso di ricerca, Mara ha incontrato i testimoni della tradizione delle montagne a cavallo tra l’Emilia e la Toscana, rivisitando con loro le tradizioni di Maggi, befane, ottave rime, stornelli, canti di pastori e sante.

Oggi, a distanza di tempo, abbiamo voluto chiederle di riflettere sul suo legame con il territorio appenninico e sul senso di quella ricerca, che ha dato spunto ad una vera e propria reinterpretazione di un repertorio musicale e letterario ricchissimo, ma ancora poco conosciuto. 

La tua musica e la tua arte hanno radici profonde nel territorio appenninico. È una scelta razionale o “del cuore”?

Ho cercato di dedicare gran parte del mio percorso artistico ed atteggiamento creativo alla lettura e restituzione delle radici che ho dentro. 

Collegare il mio paesaggio esteriore fatto di storia, cultura, tradizioni ad un percorso intimo interiore, fatto di parole, suoni e immagini che rimandino anche un solo frammento di emozione viva, di ringraziamento e grata sudditanza alla mia terra: dalla mente al cuore.

Mara Redeghieri in studio di registrazione a Villa Minozzo (RE)
La valle del fiume Secchia nei pressi di Gatta (RE)

Quali sono i luoghi che più ti rappresentano in questo territorio? 

Il Monte Cusna, che una leggenda trasforma in ‘gigante addormentato’, dolce e avvolgente come un profilo disegnato ad acquerello. Vedo il suo naso puntato al cielo tutti i giorni, tingersi di albe e di tramonti, innevarsi e vestirsi a festa di primavere nuove. Che incanto.

I Gessi Triassici, vecchi  di 250 milioni di anni. Durante questa antichissima era geologica un evento distruttivo sul pianeta generò l’estinzione di circa il 90% delle specie che allora lo abitavano (l ‘estinzione del Permiano’). Solo un 30% circa dei vertebrati terrestri sopravvissero. Testimoni dunque gloriosi e sempiterni del miracolo della vita che scompare e si rinnova.

Le Fonti di Poiano, la maggiore risorgente carsica dell’Emilia Romagna. Ghiacciate, pulite, magiche di luce, frescura e pace.  

La Pietra di Bismantova, monumento geologico per eccellenza della montagna reggiana, trasportata come un’ara sacra dal mare all’Appennino nel corso di 15 milioni di anni (Miocene), riconoscibile ovunque e faro guida per noi che ritorniamo a casa.

 

Perché un legame così forte con queste montagne?

E’ sempre stata prioritaria per me la sensazione di sentirsi a casa, di riconoscere ed essere riconosciuta, di avere punti di riferimento precisi e sostanziali, solidi indicatori della rotta.

Cosa rappresenta per te la parola “memoria”? 

Sapere da dove veniamo e cosa e chi ci hanno portati fin qui è una maniera di intendere e rispettare grandi preziosi insegnamenti. Come si coltiva la terra, come si munge una capra, perché si entra in guerra, chi da sempre desidera una vita dignitosa e libera da disastrosi giochi di potere ed economia selvaggia, cosa alla fine è stato veramente prezioso e ha contato veramente per il nostro bene e quello degli altri.

Come si può rendere concreto, tangibile, il concetto di memoria, a volte forse troppo astratto?

Insegnando a scuola ai ragazzi delle medie da diverso tempo, mi sono resa conto di quanto poco valgano le parole e di come spesso si cada in una retorica pericolosamente fine a se stessa. Il racconto della Seconda Guerra Mondiale, delle stragi naziste, della risposta partigiana al fascismo, scivolano via inutilmente se non si riesce a ricondurre tutto alla nostra contemporaneità, applicando le stesse riflessioni al qui ed ora.

Perché hai intrapreso la ricerca musicale e letteraria che abbiamo raccontato nel film Al Cusna?

Dopo lo scioglimento della nostra formazione Ustmamò avvenuto nel 2001, ho passato alcuni anni di buio e vuoto totale; doloroso ma necessario per capire da che parte ripartire. Dunque per quanto riguarda il mio personale percorso di ricerca ha significato ripartire di nuovo da casa, da dove vivo da sempre, da tutto ciò che c’era prima, ricercare da dove viene la necessità e la narrazione del canto e del racconto popolare. Nel 2009 ho iniziato a raccogliere materiale su tutto l’arco dell’Alto Crinale per costruire poi un piccolo concept narrativo, che intrecciasse  la poesia dei nostri poeti locali con le nostre più antiche e radicate tradizioni canore.

Il Monte Cusna, la maggiore cima dell'Appennino Reggiano, con i suoi 2121 metri di altezza

Nella realizzazione del film abbiamo incontrato tante persone del luogo che ci hanno fornito testimonianze preziose. Ci puoi raccontare qualcosa di loro?

E’ stata una bella impresa, molto istruttiva, andare in giro per i nostri piccoli paesi ad incontrare i perpetuatori della nostra cultura popolare. Chiaramente molti di loro già li conoscevo, dato che insegno da sempre alle scuole medie in un comune dell’Alto Crinale. Parte del prezioso materiale l’ho trovato anche nelle biblioteche della nostra sede scolastica, raccolto amorevolmente soprattutto dagli alunni ed insegnanti delle scuole elementari. I testimoni si sono presentati timidi e fieri, paurosi davanti all’idea di essere ripresi dalla telecamera, ma anche orgogliosi, spavaldi, sinceri. Mi hanno ricordato i sassi e le travature con cui è stata costruita la mia casa materna, qui nel paese dove abito. Molto commoventi.

Che valore hanno le testimonianze dirette?

I testimoni sono preziosi occhi e orecchie aperti,  chi c’era sul serio, parole che raccontano, assunzione di responsabilità, coraggioso esserci e necessità di riportare, veri protagonisti di eventi che storicizzati divengono i cardini dalla nostra vera storia.

Chi era al G8 vent’anni fa sicuramente non si aspettava di trovarsi di fronte ad una delle epopee più disastrose della nostra storia nazionale, con il governo Berlusconi in carica. Diviene quindi assolutamente necessario che i testimoni tramandino a chi si occupa di raccontare la storia, e di documentare gli eventi a futura memoria, ciò che hanno vissuto sulla loro pelle.

Mara Redeghieri e Teresa Pregheffi, testimone di Cinquecerri (RE)

Pensi che l’Appennino sia abbastanza tutelato dal punto di vista ambientale e culturale? O si può fare di più?

Sempre e comunque si può fare di più e meglio. Soprattutto non aspettandosi e non pretendendo dalle nostre sfinite istituzioni. L’Appennino Reggiano è per fortuna ancora un’oasi selvatica e primitiva, direi. Vorrei che la sua delicatezza fosse preservata, che non si corresse come pazzi il fine settimana per depredarlo come se fosse un supermercato a cielo aperto. Non è facile.

Documentario, fotografia, racconto per immagini: come ti rapporti a questo tipo di narrazione?

Le immagini che raccontano hanno colonizzato l’intero immaginario di questo ultimo secolo. Vorrei che fossero legate ad una specie di purezza interiore, uno svelare per mostrare realtà interiori, noccioli invisibili, altri punti di osservazione. Spesso raccontare un territorio per immagini rischia di diventare una bella favola, una narrazione poco veritiera, patinata, manieristica, poco sincera.

Che direzioni sta prendendo oggi la tua ricerca musicale e letteraria?

L’ultimo progetto a cui mi sto dedicando è un trio live “FUTURA UMANITA ‘- Canti e Poesie di Libertà e Rivolta“, formato da contrabbasso (Nicola Bonacini) e chitarre (Lorenzo Valdesalici). Sono canti e componimenti poetici dedicati alla madre terra, all’epopea dei migranti, all’avarizia, alla guerra, alla rivoluzione come unica risposta responsabilmente umana. I brani sono riletture dal mio ultimo album ‘Recidiva’, anarchici e partigiani.

Le letture sono tratte da opere di Erri de Luca, Wisława Szymborska, Piero Calamandrei, Josè João Craveirinha, Giovanni Verga. Mi piacerebbe che diventasse un piccolo progetto teatrale, compatto, univoco, tutto rivolto a dimostrare come i grandi mali e le grandi soluzioni si rincorrano nel tempo. Sto scrivendo da un po’ di anni a questa parte ma non in forma canzone, e vorrei che queste due modalità, canto e testo poetico, mi accompagnassero nella stesura di un nuovo progetto dedicato al ricordo di mia madre ed alla genealogia della mia famiglia materna.

Mara Redeghieri in concerto con Nicola Bonacini e Stefano Melone, nello spettacolo "Al Cusna" - Altro Teatro di Cadelbosco di Sopra (RE) - foto Giuseppe Pierazzi
Il corso del fiume Secchia nei pressi di Poiano (RE)

AL CUSNA – LE RADICI DEL CANTO LA MEMORIA DEL CUORE
da un’idea di Mara Redeghieri e Marco Mensa

con Mara Redeghieri
con la partecipazione di Nicola Bonacini
un film documentario di Marco Mensa e Elisa Mereghetti

una produzione Ethnos

con il contributo di Emilia-Romagna Film Commission

con la collaborazione di Corpo Forestale dello Stato
e di Associazione Amanzio Fiorini

e con il patrocinio di Provincia di Reggio Emilia 

In copertina: Mara Redeghieri con Euride Notari, testimone di Marmoreto (RE) – foto Marco Mensa

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Società di produzione cine-televisiva specializzata in documentari, con sede a Bologna.

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